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MARENOSTRUM 2019 - Festival Internazionale della Fotografia del Mediterraneo

LE SIGARAIE PERDUTE

Riporto un articolo molto interessante di Carlo Baiamonte per http://lorabuca.it/

Articolo originale http://lorabuca.it/blog/le-sigaraie-perdute.html?fbclid=IwAR2X9BBItnVboL_ujFfC3IUaZB87Rkwr48ESkgVOpSeF7JKytPrKLkGPnWk

L’archeologia industriale, a prescindere dai luoghi e dal tipo di edificio e architettura, ha sempre affascinato e gode di un riconoscimento che va oltre la determinazione economica e di consumo degli spazi.

Foto di Giusy Tarantino

In via Simone Gulì, a Palermo, nel quartiere Acquasanta, in un’ampia area chiusa tra i cantieri navali e il cimitero inglese sorgeva la più importante Manifattura Tabacchi siciliana, dismessa nel 2001. Due ettari abbondanti di storia, in cui si respira l’aria del lavoro delle fabbriche popolate da operaie. Un destino che lega con un filo sottile le migliaia di donne palermitane che hanno fatto la storia di questo stabilimento alle compagne americane che lavoravano nelle piantagioni. Tutte queste donne hanno respirato tabacco, non certo per libera scelta, segnando una tappa importante nel processo di emancipazione femminile. Molte di loro, a causa della tipologia di mansioni e del contatto continuo con sostante chimiche fortemente nocive, hanno perso la vita dopo una lunga sofferenza dovuta alle complicazioni alle vie respiratorie. Le sigaraie, insieme alle mondine, sono le figure più affascinanti della letteratura operaia ma anche i soggetti che più di altre categorie si sono ammalati irrimediabilmente di TBC, cancro ai polmoni, enfisema, malattie infettive.

Foto di Giusy Tarantino

Oggi con un gruppo di amici dell’associazione AFA di Palermo (Associazione Fotografica Alesina) abbiamo trascorso una gradevolissima mattinata alla scoperta di questo spazio vitale della nostra città. Una scoperta corale, tanti scatti fotografici ma anche un moto di coscienza individuale, la presa d’atto che il tempo lascia tracce pesanti e polverose, trascina la vita delle persone e, senza l’impegno della collettività tende a trasformare i luoghi vitali in residui archeologici, storie che verranno dimenticate.

La vita delle fabbriche va tramandata e raccontata perché, diversamente da quanto accade nella nostra società oramai immolata all’immateriale, luoghi come la manifattura tabacchi siciliana odorano di vissuti, aspettative e sogni. A distanza di 18 anni è come se tutto si aggrovigliasse e si miscelasse al sudore dei turni, alle temperature dettate dai forni che rendevano le ore più lunghe e la fatica quotidiana una costante senza pause.

Foto di Carlo Baiamonte

Ma chi sono le sigaraie, così come vengono denominate in un documento del 1885 conservato all’Archivio di Stato di Palermo? Sono - leggiamo sul documento - “donne tutte superiori agli anni 29, poche nubili e la maggior parte maritate o vedove, delle quali 634 a cottimo e con un guadagno medio giornaliero di lire 1,65. L’orario di lavoro è quello stabilito dal regolamento e non eccede le 8 ore al giorno”.
Sono innanzi ad ogni cosa operaie e le operaie, nei sogni e nelle faccende che devono svolgere ogni giorno, si assomigliano tutte. Quando pensiamo alle dure battaglie per affermare il genere femminile dobbiamo ricordare che le sigaraie che lavorano in fabbrica erano anche nella maggioranza dei casi anche mamme e compagne, dovevano assistere a loro volta i genitori anziani, e lottavano su un triplo binario: per i diritti dei lavoratori con un attivismo sindacale forte e contro un datore che si chiama monopolio di stato, per l’affrancamento dal ruolo domestico, per l’affermazione (poiché si tratta di donne che appartengono agli strati popolari) di condizioni migliori, sotto tutti gli aspetti della vita.

Oggi dentro questo spazio inserito con successo di pubblico nei percorsi monumentali delle Vie dei Tesori, in cui il tempo non sembra essersi fermato, si immaginano progetti per la riqualificazione, si ipotizza con quella progettualità (tipica dei siciliani) a lunghissimo termine, una riconversione dello stabilimento capace nel tempo di attrarre risorse e flussi turistici.
Non sarà una operazione semplice perché viviamo una fase in cui, nella nostra città del sud, si assiste più ad una fuga dell’esistente che ad un incremento di investitori. Questo spazio però è davvero interessante e nella rete degli stabilimenti dismessi costituisce un’eccezione.

Foto di Giusy Tarantino

Cosa facciamo frattanto che gli investitori mettano a punto un bel piano di riqualificazione?
Intanto godiamoci questa dimensione surreale in cui aleggiano, con la forza dell’immaginazione, le figure delle nostre operarie. Le loro aspettative, le lotte sindacali, i piccoli progetti e il coraggio di resistere per mantenere una stabilità occupazionale, sono ancora nelle sale, costituiscono una energia circolare che fa respirare e rende la luce che filtra dalle aperture piena di quella forma di umanità e di socialità che ogni giorno sino al 2001 si faceva strada tra i macchinari e sfuggiva allo sguardo sorvegliante dei dirigenti e dei capireparto.

La fornace in questo complesso però domina la scena. A tratti intimorisce, anche se spenta e desolatamente trasformata nel cimelio di una operosità che è svanita.

Foto di Carlo Baiamonte

Un grande orologio campeggia in una delle sale più grandi. Si è fermato alle 14:48 o quasi alle tre di notte, non ci è dato saperlo. Non smetto di guardarlo perché segna una specie di spartiacque tra la vita e la morte, il movimento e la staticità, delinea un tempo che non ci appartiene e che si è sedimentato sulle tracce delle piccionaie.
Guardi le lancette ferme e pensi a tutte le volte in cui le sigaraie, giovani e adulte, stanche e sognanti, sensuali o appesantite dalle gravidanze e dal lavoro a casa, lo avranno guardato nell’attesa di finire il turno.

Il tempo fisico e produttivo, in generale e per gli operai, acquista un valore doppio e triplo soprattutto al termine di un turno, quando diventa residuale, hai superato le quattro-cinque ore ed hai imboccato la parte più interessante della giornata in cui ti approssimi alla libertà di tornare a casa. Quell’orologio però è moderno, sembra degli anni sessanta ed è stato attaccato al tetto dopo che le sigaraie, a partire dagli anni venti, avevano posto rivendicazioni, affermato diritti, combattuto e pregato durante la seconda guerra mondiale perché le bombe degli alleati non demolissero la loro fabbrica, fonte unica di sostentamento. Le guerre più difficili da combattere sono però dentro i processi economici.

Foto di Carlo Baiamonte

Ci accorgiamo presto che i calendari appesi sulle pareti delle sale sono tutti dell’anno 2001. Questo numero diventa nel percorso guidato una specie di mantra che ci segue, un pezzetto di tempo fissato nel momento in cui le luci della fabbrica si sono spente e con esse buona parte dei sogni delle sigaraie.

Articolo originale http://lorabuca.it/blog/le-sigaraie-perdute.html?fbclid=IwAR2X9BBItnVboL_ujFfC3IUaZB87Rkwr48ESkgVOpSeF7JKytPrKLkGPnWk

Spectrum - Bookzine di Cultura Fotografica

E' stata presentata venerdì 25 ottobre a Palermo presso la sede dell'Arvis (Associazione Arti Visive) la rivista Spectrum. 

Spectrum è un ibrido editoriale articolato in capitoli/rubriche che, se da un lato, per il tipo d’impaginazione, schiaccia l’occhio alle riviste, dall’altro vuole porsi come pubblicazione più ambiziosa, simile a un libro, con il desiderio di rimanere per lungo tempo nelle biblioteche degli “studiosi” di fotografia o in quelle dei più curiosi frequentatori del mezzo. Spectrum è, quindi, un “bookzine” dedicato alla cultura fotografica, che vuole essere uno strumento di “incontro” e di “confronto” tra tutti coloro i quali condividono un interesse forte per l’arte fotografica e che di essa ne hanno fatto una professione o una passione travolgente.

Relatori: Enzo Gabriele Leanza,  Simona Franceschino e Pippo Pappalardo

FRANCESCO MALAVOLTA

FRANCESCO MALAVOLTA è un fotogiornalista impegnato da vent'anni nella documentazione dei flussi migratori che interessano il nostro continente. Le immagini che condivide nel n.66, rappresentano una sintesi degli ultimi dieci anni di lavoro che sono stati segnati da un intensificarsi senza precedenti delle migrazioni stesse. Un lavoro svolto in un contesto spazio-temporale in costante mutamento che lo ha portato a viaggiare dallo Stretto di Gibilterra al Mar Mediterraneo, a Lampedusa, dalla Grecia e le sue isole alla Turchia fino alla cosiddetta "rotta balcanica".
Racconta l'autore:"Personalmente come fotografo cerco nella mia fotografia storie da raccontare, attraverso la fotografia cerco di dare la possibilità a chi guarda di essere messo davanti la conoscenza, in modo tale che nessuno potrà dire: non sapevo! Considero la fotografia giornalistica una finestra aperta sul mondo. Mentre fotografo penso soprattutto alla grande responsabilità che mi viene data, lascio tracce di memoria".
Francesco Malavolta www.francescomalavolta.com 

Sfogliate per approfondire l'autore https://madmagz.com/magazine/1665034#/page/55

 

Durga Puja 2019

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Durga Puja,Culto di Durga, anche nota come Durgotsava  è una festa annuale hindu dell'Asia del sud che celebra la dea Durgā.Si riferisce ai sei giorni denominati Mahalaya, Shashthi, Maha Saptami, Maha Ashtami, Maha Navami, e Bijoya Dashami. Le date della Durga Puja vengono definite ogni anno dal calendario hindu e le due settimane nelle quali ricorre vengono chiamate Devi Paksha. Il Devi Paksha è preceduto dalla Mahalaya, vigilia della festa Pitri Pokkho e termina con Kojagori Lokkhi Puja, Culto della dea Lakshmi nella notte di luna piena di Kojagori.

A Palermo in questi giorni si celebra nel Tempio Indu di Via delle Case Nuove questa grande festa. Grazie a tutta la comunità induista del Bangladesh accogliente e calorosa che ci ha invitato a partecipare aprendosi alle loro tradizioni e cultura millenaria.

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Festival delle Filosofie 2019

Dall'11 Ottobre al 4 Novembre potrete ammirare a Palermo, Villa Filippina, gli scatti di 18 autori sul modo in cui camminiamo e ci muoviamo negli spazi vitali della città. La Mostra fotografica collettiva si intitola "Walking: outlet del paesaggio urbano", verrà inaugurata venerdì 11 alle 18:00 ed è inserita nel programma del Festival delle Filosofie dell'associazione Lympha. Intanto potete leggere questa riflessione di appena un anno fa su lorabuca.

Ma voi in città passeggiate? Ovviamente si. Gli autori della mostra: Zino Citelli, Giusy Tarantino, Patrizia Bluette, Valentina Brancaforte, Ottavio Amato, Alex Astegiano, Piero Tranchida, Salvo Valenti, Claudio Di Dio, Renato Belvedere, Claudia Belvedere, Guglielmo Brancato, Marilena Vindigni, Nino Pillitteri, Tiziana Dipietro, Vincenzo Sapienza, Massimiliano Ferro.

scarica la news da CulturArt

scarica il programma    :::   visita https://www.efilosofie.it/

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Bianchi e Neri-Mostra fotografica con Gregorio Bertolini, Toti Clemente, Salvo Cristaudo, Vincenzo Montalbano

Si intitola "Bianchi e Neri" la mostra fotografica collettiva con Gregorio Bertolini, Toti Clemente, Salvo Cristaudo e Vincenzo Montalbano, allestita dal 18 ottobre al 30 novembre a Palermo, da Divinae Vinoteca in via Dante 80. Quattro autori dell'AeffeA, associazione fotografica Alesina, che affrontano differenti tematiche con uno stile proprio, all'interno di un quadro complessivo variegato e suggestivo, tenuto insieme dal filo comune dell'emozione. 

Ognuno di loro ha selezionato, dalla propria produzione, un numero di stampe sufficienti a individuare i generi e i soggetti preferiti, nell'intento di esprimere il proprio modo di osservare il mondo circostante. La scelta comune è stata quella di collegare il progetto espositivo attraverso una metodologia aggregante costituita dal bianco e nero.

Gregorio Bertolini, ha combinato i versi di una sua poesia e i paesaggi non convenzionali del mare, della costa e dell'antistante isolotto di Isola delle Femmine, riuscendo a creare atmosfere misteriose ma capaci di comunicare calma e tranquillità. 

L'obiettivo di Toti Clemente, invece, ha scrutato attraverso spazi, ringhiere e varie aperture rivelando agli osservatori una realtà parallela solo apparentemente uguale a quella che osserverebbe da un punto di vista quasi indiscreto. 

Le immagini esposte da Salvo Cristaudo esplorano un universo abitato dalle ombre più o meno marcate, ma sempre evidenti su vari tipi di superfici e trascurano deliberatamente i corpi che le proiettano. 

Infine "Il rito della Luce", durante il quale Vincenzo Montalbano ha realizzato un garbato reportage, pieno di simboli sottili e di intensi significati. Una manifestazione inconsueta, celebrata in occasione del solstizio d’estate presso la Piramide di Motta d'Affermo ed ispirata agli antichi culti pagani.

Divinae Vinoteca

Via Dante 80 - 90141 Palermo

https://www.balarm.it/eventi/le-fotografie-di-quattro-autori-accomunate-da-un-unico-tema-determinante-il-bianco-e-il-nero-108415

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