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Modifiche alle foto?

Dopo aver visto le foto di Paul Hansen “Gaza Burial” che ha vinto l’edizione 2013 del WPP ci si chiede se sia corretto modificare la foto per la stampa. Modificare, se si e, come? Molti avevano storto il muso davanti ad apparenti rischiaramenti, forse con programmi come Capture NX, Lightroom. In effetti Hansen ha mostrato il Raw dell'immagine da cui appariva solo un ritocco al contrasto. C'è chi ha gridato allo scandalo, chi si è chiesto il dovere di un'imposizione da parte dei quotidiani e di regole per tutti per le immagini.
Non mi stupisco e non mi scandalizzo, certo è che un'immagine vale più di 1000 parole e qui fino adesso se ne sono dette troppe. Mi riferisco anche alle ultime polemiche sul progetto "the crescent rochester, usa 2012" di Paolo Pellegrin, sempre a proposito del World Press Photo Award che è ormai una fabbrica di polemiche. Polemiche costruttive o no? Secondo me no, proprio no!

Proliferano sul web concorsi dedicati alla foto digitale, Nationalgeographic, Leica awards, iniziano e Vogue Photograpers seguono. Ogni casa produttrice di qualche cosa indice concorsi fotografici, stare dietro e partecipare a tutti è impossibile e mi chiedo pure se la qualità dei selezionatori sia sufficientemente adeguata alla luce anche dell'articolo ultimamente pubblicato sul Nikon-Forum dal titolo "Se i grandi Fotografi postassero sui Forum" e si vedano quindi i lavori pubblicati, invito tutti a criticarli. Critica per critica.
Il mondo della fotografia digitale ha sconvolto gli equilibri fotografici reporter-quotidiani. Sempre più giornalisti realizzano interviste e servizi fotografici con smartphone e tablets. Rapidissimi, con sufficiente risoluzione, permettono di scrivere "il pezzo" aggiungere un paio di foto al volo ed inoltrare in redazione immediatamente. La notizia, più è poco distante, in termini temporali, dai fatti accaduti più è fresca, più è scoop. Non dico che questa è la via, ma in effetti una soluzione non c'è. Vedo spesso siti di sedicenti amici dei Social Network pubblicizzare le loro foto, ma sempre e solo una piccola minoranza è degna di essere presa in considerazione.
Si deve anche tenere presente che Magnum, l'agenzia fotografica parigina, ha da poco ammesso fotografi che prediligono smartphone. E' inutile negarlo, basta guardare al futuro: piccolo, portatile e potente. Gli stessi fotografi con smartphone si sentono più discreti, meno aggressivi e riescono a cogliere meglio attimi che con macchine reflex non avrebbero potuto riprendere in province lontane della Cina ad esempio su treni affollati di pendolari.
Guardo con ammirazione ad Alex Majoli (Pres. Magnum), produce, dirige, scatta, parla poco e scatta, dirige etc.