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Olocausto

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“I miei occhi hanno accompagnato due  milioni di innocenti fino alle camere a gas e sono stato testimone degli orrori dei roghi.  Ho sventrato centinaia di cadaveri per ordine di un medico nello stesso tempo geniale e folle, affinché una scienza fondata su false teorie approfittasse del campo di studio illimitato offerto da milioni di vittime inviate a morte e affinché la stessa falsa scienza trovasse la propria giustificazione.

Ho asportato brandelli di carne dai cadaveri di giovani donne sane e con essi ho preparato il nutrimento per le colture di bacilli del dottor Mengele. Ho immerso cadaveri di storpi e di nani nel cloro o li ho fatti bollire per giorni affinché, scheletri ben preparati figurassero nei musei del TerzoReich per giustificare, davanti alle future generazioni, la necessità di distruggere un popolo. Ho sentito due volte l'ala della morte sfiorarmi, mentre ero steso a terra davanti alle armi delle compagnie incaricate delle esecuzioni sommarie. Ho detto addio ai corpi di tremila compagni morti e insanguinati, e sono rimasto l'unico custode di tremendi segreti...”

NYISZLI MIKLOS

 

 

Queste parole sono un estratto di una delle più lucide e agghiaccianti testimonianze di quello che avveniva nei campi di concentramento nazisti. Nyiszli Miklos medico ungherese arrivato a Birkenau con uno dei tanti treni che dall’Ungheria trasferirono centinaia di migliaia di ebrei e prigionieri politici direttamente nelle camere a gas dei campi di concentramento,  ebbe la sorte di essere utile come medico legale al famoso dott. Morte e grazie alla sua capacità di eseguire autopsie riuscì a salvarsi e a potere testimoniare sulle atrocità che aveva visto.Ripercorrere oggi le strade del ghetto di Varsavia e passare dal carcere di Pawiak (dove venivano trasferiti i prigionieri politici per essere torturati prima di essere inviati ai campi di sterminio) da lì spostarsi dove sorgeva la stazione di “Umschlagplatz” vero centro nevralgico per lo smistamento dei deportati nei campi di tutta Europa e da lì partire con destinazione Auschwitz, Auschwitz Birkenau, Buchenwald o qualunque altro dei campi dai nomi ormai diventati sinistri spettri di morte è, a mio avviso, un viaggio che una volta nella vita deve essere fatto per capire, per conoscere e per ricordare come il male può essere devastante e geniale ma sempre profondamente radicato nell’essere umano. La teoria della razza ha fatto uccidere circa 6.000.000 di uomini solo perché ebrei, e ha teorizzato che essi non erano veri uomini ma potevano essere usati alla guisa di animali da esperimento per testare malattie, vaccini, gas, teorie genetiche e qualunque altro tipo di delirio pseudoscientifico. Quando oggi si sentono parole di disprezzo nei confronti di chi è diverso da noi, dovremmo avere negli occhi e nell’anima le immagini di quello che è avvenuto ad un passo da noi in fondo solo 60 anni fa. Vedere il freddo, sentirlo nelle ossa e negli spifferi delle baracche di Birkenau, provare nel cuore la desolazione di una vita a cui sicuramente era preferibile la morte delle camere a gas ci fa capire la irrazionalità di tutte le forme di discriminazione che prima o poi degenerano estremizzandosi. Nell’anno dedicato alla biodiversità questo viaggio serve a vedere e a riconoscere l’importanza delle culture, dei popoli, della gente, serve a crescere in armonia con il mondo che ci circonda e a cercare con fermezza l’unione dei popoli e non la loro separazione e catalogazione in generi o razze, perché solo l’unione è fonte di crescita civile ed umana e diventa anche fonte di speranza per il domani.

Gianfranco Spatola