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Gente di stazione

 gente di stazione 11 20140311 1282139876Domenica mattina, una stazione qualunque, un sogno evanescente tra un fischio di treno ed un annuncio svogliato. I viaggiatori, pochi e per lo più sonnecchianti, siedono in ordine sparso sulle panchine lungo i binari. Le nove del mattino. C’è già chi si prepara con tutti i pacchi e valigie alla partenza per Milano delle 11,40. Un tale legge un giornale sdraiato su una panchina di marmo. Due innamorati colgono gli ultimi attimi di intimità prima della partenza di uno dei due che lo porterà …vicino da qui, il prossimo treno è solo un locale che non percorre più di 100 km.

La Stazione, capolinea con il resto del mondo, sporca ed affollata come sempre, dove anche l’aria pare appiccicosa. Pochi uomini trafelati, corpulenti e tarchiati, con le camicie debordanti sul basso ventre per stomaci pieni di spaghetti sugo e melanzane, non si contendono nemmeno i carrelli per il trasporto bagagli. Qualcuno corre inutilmente ad una velocità lenta, a piccoli passi, per i pantaloni troppo stretti alla vita ad accaparrarsi il primo carrello possibile.Gli emigranti ritornano a casa a Verona o Vicenza, in altre parole quelli del Palermo-Venezia delle 14,30  si portano una grande quantità di cose al loro ritorno. Cassette di bottiglie di salsa di pomidoro fatta in casa con tutti i parenti, bidoni da 25 litri d’olio delle loro terre.Quelli stessi dei carrelli,  ancora una ressa di sole tre persone per salire in carrozza e occupare quanti più posti possibili.In alcuni scompartimenti di prima classe, una famiglia con bambini ben vestiti, hanno occupato con qualche rivista i due posti rimasti liberi. Tre turisti dalla faccia americana hanno fatto lo stesso in un altro scompartimento più in là.La maggior parte della gente, però, viaggia altrove. Sicuramente nelle carrozze di seconda con il sedile allungabile che di sicuro non si allunga  mai e lo strapuntino sempre occupato nel corridoio. Via si parte.Si segue una casa bianca dal tetto squadrato, una palma, una nuvola. Un respingente. Un macchinista saluta con la mano.Sono ricordi di ognuno di noi a cui magari ci si lega per non lasciare del tutto fisicamente un posto da cui ci si allontana.Lasciarsi alle spalle Messina dalle panchine sul ponte della Caronte, è sempre molto emozionante. Tra Rodbyhavn e Puttgardtner è lo stesso così come a Danzen per Trelleborg o a Gallipoli sui Dardanelli. Abbandonare una terra per un’altra, una avventura ancora, ci fa sentire dei piccoli Ulisse o almeno lo crediamo per quella mezz’ora di mare.
di nino pillitteri