Se la memoria non basta (editoriale di Matilde Castagna)
“La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare.” ( Primo Levi)
Tra il 25 aprile e il 1° maggio c’è uno spazio che non è solo temporale. È uno spazio morale. Da una parte la memoria della liberazione dal fascismo, dall’altra la memoria delle lotte per il lavoro, la dignità, i diritti. Due ricorrenze che ogni anno tornano a ricordarci una cosa semplice e scomoda: la storia non è mai finita. E soprattutto non è mai garantita.
Eppure, guardando alla situazione internazionale dove le guerre si moltiplicano in linguaggi autoritari che ritornano, mentre i diritti sociali sono erosi lentamente fino a sembrare privilegi, viene da chiedersi se siamo davvero capaci di imparare dalla storia. O se la memoria collettiva sia diventata una cerimonia svuotata, un archivio consultato distrattamente una volta all’anno.
Forse il problema è che immaginiamo la memoria come qualcosa di statico: un monumento, una data, una celebrazione. Ma la memoria non è un deposito. È un esercizio. Un lavoro continuo di costruzione e manutenzione. Non esiste memoria senza relazione, senza racconto, senza corpi che si fanno testimoni.
In fondo siamo fatti proprio di questo: di storia e di storie. Personali e collettive. Ferite intime che dialogano con le fratture del mondo. [...] leggi tutto
WJ #164 Maggio 2026
In questo numero
Stanza Singola | Piccole Mani | El Tetas | Lungomare Catulo, s.n.c. | Capodieci|

Dal 13 al 18 luglio, a San Vito Lo Capo arriva anche 𝘿𝙞 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖 / 𝙊𝙛 (𝙛) 𝙩𝙝𝙞𝙨 𝙡𝙖𝙣𝙙, una mostra fotografica in cui cinque autori e autrici - Paolo Barbera, Zri Mario Conti, Patrizia Galia, Nino Pillitteri e Fabio Savagnone - mettono i loro sguardi in dialogo creando un racconto corale sul rapporto tra uomo e paesaggio.
Leggi di più sul sito al link https://www.festivalsiciliambiente.it/di-questa-terra-of-f-this-land/
Nino Pillitteri, Zri Mario Conti, Paolo Barbera, Patrizia Galia e Fabio Savagnone
- Foto di Nino Pillitteri -
#SiciliAmbiente #SiciliAmbiente2026 #SiciliAmbienteFilmFestivalCommenti


Anche quest’anno torniamo a San Vito Lo Capo per una nuova edizione del 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗔𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗙𝗶𝗹𝗺 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹
𝗗𝗮𝗹 𝟭𝟯 𝗮𝗹 𝟭𝟴 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 ci ritroveremo ancora una volta per condividere cinema, idee e visioni!
Non vediamo l’ora di riunirci tutti e tutte insieme, ritrovare la nostra comunità, creare momenti di confronto e immaginare cambiamenti possibili… e naturalmente scoprire i film che saranno in concorso.
Il SiciliAmbiente Film Festival quest’anno compie 18 anni
Diciotto anni di film, incontri, visioni e dibattiti su ambiente e diritti umani. Diciotto anni di comunità, di confronto e di immaginazione di futuri possibili
Diventare maggiorenni significa anche continuare a guardare avanti, sempre con la stessa curiosità e la stessa urgenza di raccontare il mondo attraverso il cinema
Ci vediamo presto a San Vito Lo Capo!
#SiciliAmbiente #SiciliAmbiente2026 #SiciliAmbienteFilmFestival #SanVitoLoCapo #FilmFestival
Il re è nudo
La recente vittoria dei “NO” al referendum costituzionale rappresenta molto più di un semplice esito elettorale: è il segnale chiaro di una società che fortunatamente non intende rinunciare alla propria voce, né delegare passivamente il proprio futuro a una ristretta élite. È, soprattutto, un momento politico e culturale che merita di essere letto attraverso una lente più ampia, capace di cogliere le connessioni profonde con ciò che sta accadendo nel mondo.
In questo scenario, colpisce in modo particolare il ruolo dei giovani. Spesso descritti come disillusi o distanti dalla politica, hanno invece dimostrato una capacità di mobilitazione e una lucidità critica che smentiscono tutti gli stereotipi. La loro partecipazione al voto e il loro orientamento netto contro una riforma percepita come accentratrice di un potere invasivo e interessato, raccontano una generazione che rifiuta la deriva autoritaria e la normalizzazione della repressione. Non si tratta solo di difendere assetti istituzionali, ma di affermare un’idea di democrazia viva, partecipata, non piegata agli interessi di pochi.
Questo fermento non è isolato. In diverse parti del mondo, le manifestazioni “no kings” stanno assumendo un significato simbolico potente: il rifiuto di ogni forma di potere incontrollato, che si presenti sotto le sembianze di leadership carismatiche, oligarchie economiche o sistemi politici chiusi. È una protesta che parla lingue diverse ma condivide un messaggio comune: nessuno deve essere al di sopra del controllo democratico, nessuno può governare senza rispondere alle persone. [...] continua a leggere
in questo numero Sarajevo. La memoria che resiste| Armenia: tra spiritualità e memoria | Nowhere Matches | Hanoi – Sinfonia del Caos | La Terra nonostante tutto

Foto missione Artemis II, in basso a destra Venere molto luminoso. Nikon D5
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Foto Terra missione Apollo 17. Hasselblad 500EL/EDC
Le missioni Apollo (1969-1972) hanno utilizzato principalmente fotocamere Hasselblad 500EL e 500EL/M (modello EDC - Electric Data Camera), cariche di pellicola Zeiss, modificate per operare nel vuoto e alle temperature estreme della Luna. Artemis II, al contrario, utilizzerà fotocamere reflex digitali Nikon D5 professionali per documentare la missione con foto e video in alta risoluzione.
Macchine Fotografiche Apollo (Luna):
Hasselblad 500EL/EDC: Macchine fotografiche di medio formato, modificate con finitura argento per gestire le radiazioni solari e dotate di una piastra interna (Reseau plate) che sovrapponeva crocini di riferimento alle foto.
Obiettivi Zeiss: Zeiss Biogon 60mm f/5.6 e Sonnar 250mm f/5.6.
Pellicole Kodak: Utilizzate pellicole speciali, tra cui Kodak Panatomic-X (bianco e nero) e Kodak Ektachrome (colore).
Nikon F: A partire dall'Apollo 15, sono state introdotte le Nikon F modificate come fotocamere 35mm di supporto.
Macchine Fotografiche Artemis (Moderno):
Nikon D5: Saranno utilizzate reflex digitali Nikon D5 all'interno della cabina Orion, scelte per la loro robustezza, affidabilità e capacità di scattare sia foto che video in alta risoluzione.
Ottiche: Utilizzo di obiettivi grandangolari e teleobiettivi per catturare la vista dalla navetta e le operazioni interne.
In sintesi, si è passati dall'affidabilità meccanica del medio formato a pellicola Hasselblad, abbandonato sulla Luna per ridurre il peso, alla tecnologia reflex digitale Nikon per le moderne missioni Artemis.


