Con questo numero Dialoghi Mediterranei taglia un importante traguardo, 80 pubblicazioni puntualmente in rete ogni due mesi da tredici anni. Da quel lontano 2013 abbiamo messo online più di 5.500 articoli firmati da più di 1500 autori. Generazioni diverse di studiosi collaborano e dialogano anche in questo numero che ricorda figure di maestri recentemente scomparsi, tra cui Edgar Morin, Carlo Ginzburg, Carlo Petrini, Luciano Giannelli e Goffredo Fofi. Il sommario è un intrigante intreccio di titoli che parlano di poesia e di cinema, di libri e di teatro, di Platone e dei Mondiali di calcio, di Gaza e di Srebenica, del Mediterraneo di Miguel de Cervantes e del mare inquieto e nostalgico di Torquato Tasso, del centenario del Nobel a Grazia Deledda e degli ottanta anni della nostra Repubblica, dell’emigrazione degli italiani all’estero tra ‘800 e ‘900 , in Somalia e in Giappone, e della “remigrazione” degli stranieri “non assimilati”, l’orribile parola d’ordine del generale spergiuro che piace tanto e sale come un incubo nei sondaggi. Dedichiamo questo numero speciale a Bakari Sako, 35 anni, del Mali, assassinato il 9 maggio scorso a Taranto da una banda di cinque minorenni e un ventenne, tutti bianchi di pelle, italiani di sangue e tarantini per generazioni. Vittima come tanti altri migranti della cultura dell’odio razziale che in questo Paese è stata scientificamente plasmata, inoculata e propagata. Rivendicare il diritto di resistenza o di disobbedienza, come ci invita a fare in questo numero l’ex magistrato Roberto Settembre, è dunque qualcosa di più di un atto politico: è un disperato appello a restare umani.
Buona estate e buona lettura!
Se la memoria non basta (editoriale di Matilde Castagna)
“La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare.” ( Primo Levi)
Tra il 25 aprile e il 1° maggio c’è uno spazio che non è solo temporale. È uno spazio morale. Da una parte la memoria della liberazione dal fascismo, dall’altra la memoria delle lotte per il lavoro, la dignità, i diritti. Due ricorrenze che ogni anno tornano a ricordarci una cosa semplice e scomoda: la storia non è mai finita. E soprattutto non è mai garantita.
Eppure, guardando alla situazione internazionale dove le guerre si moltiplicano in linguaggi autoritari che ritornano, mentre i diritti sociali sono erosi lentamente fino a sembrare privilegi, viene da chiedersi se siamo davvero capaci di imparare dalla storia. O se la memoria collettiva sia diventata una cerimonia svuotata, un archivio consultato distrattamente una volta all’anno.
Forse il problema è che immaginiamo la memoria come qualcosa di statico: un monumento, una data, una celebrazione. Ma la memoria non è un deposito. È un esercizio. Un lavoro continuo di costruzione e manutenzione. Non esiste memoria senza relazione, senza racconto, senza corpi che si fanno testimoni.
In fondo siamo fatti proprio di questo: di storia e di storie. Personali e collettive. Ferite intime che dialogano con le fratture del mondo. [...] leggi tutto
WJ #164 Maggio 2026
In questo numero
Stanza Singola | Piccole Mani | El Tetas | Lungomare Catulo, s.n.c. | Capodieci|
Il re è nudo
La recente vittoria dei “NO” al referendum costituzionale rappresenta molto più di un semplice esito elettorale: è il segnale chiaro di una società che fortunatamente non intende rinunciare alla propria voce, né delegare passivamente il proprio futuro a una ristretta élite. È, soprattutto, un momento politico e culturale che merita di essere letto attraverso una lente più ampia, capace di cogliere le connessioni profonde con ciò che sta accadendo nel mondo.
In questo scenario, colpisce in modo particolare il ruolo dei giovani. Spesso descritti come disillusi o distanti dalla politica, hanno invece dimostrato una capacità di mobilitazione e una lucidità critica che smentiscono tutti gli stereotipi. La loro partecipazione al voto e il loro orientamento netto contro una riforma percepita come accentratrice di un potere invasivo e interessato, raccontano una generazione che rifiuta la deriva autoritaria e la normalizzazione della repressione. Non si tratta solo di difendere assetti istituzionali, ma di affermare un’idea di democrazia viva, partecipata, non piegata agli interessi di pochi.
Questo fermento non è isolato. In diverse parti del mondo, le manifestazioni “no kings” stanno assumendo un significato simbolico potente: il rifiuto di ogni forma di potere incontrollato, che si presenti sotto le sembianze di leadership carismatiche, oligarchie economiche o sistemi politici chiusi. È una protesta che parla lingue diverse ma condivide un messaggio comune: nessuno deve essere al di sopra del controllo democratico, nessuno può governare senza rispondere alle persone. [...] continua a leggere
in questo numero Sarajevo. La memoria che resiste| Armenia: tra spiritualità e memoria | Nowhere Matches | Hanoi – Sinfonia del Caos | La Terra nonostante tutto

Dal 13 al 18 luglio, a San Vito Lo Capo arriva anche 𝘿𝙞 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖 / 𝙊𝙛 (𝙛) 𝙩𝙝𝙞𝙨 𝙡𝙖𝙣𝙙, una mostra fotografica in cui cinque autori e autrici - Paolo Barbera, Zri Mario Conti, Patrizia Galia, Nino Pillitteri e Fabio Savagnone - mettono i loro sguardi in dialogo creando un racconto corale sul rapporto tra uomo e paesaggio.
Leggi di più sul sito al link https://www.festivalsiciliambiente.it/di-questa-terra-of-f-this-land/
Nino Pillitteri, Zri Mario Conti, Paolo Barbera, Patrizia Galia e Fabio Savagnone
- Foto di Nino Pillitteri -
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Anche quest’anno torniamo a San Vito Lo Capo per una nuova edizione del 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗔𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗙𝗶𝗹𝗺 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹
𝗗𝗮𝗹 𝟭𝟯 𝗮𝗹 𝟭𝟴 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 ci ritroveremo ancora una volta per condividere cinema, idee e visioni!
Non vediamo l’ora di riunirci tutti e tutte insieme, ritrovare la nostra comunità, creare momenti di confronto e immaginare cambiamenti possibili… e naturalmente scoprire i film che saranno in concorso.
Il SiciliAmbiente Film Festival quest’anno compie 18 anni
Diciotto anni di film, incontri, visioni e dibattiti su ambiente e diritti umani. Diciotto anni di comunità, di confronto e di immaginazione di futuri possibili
Diventare maggiorenni significa anche continuare a guardare avanti, sempre con la stessa curiosità e la stessa urgenza di raccontare il mondo attraverso il cinema
Ci vediamo presto a San Vito Lo Capo!
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