Il re è nudo

La recente vittoria dei “NO” al referendum costituzionale rappresenta molto più di un semplice esito elettorale: è il segnale chiaro di una società che fortunatamente non intende rinunciare alla propria voce, né delegare passivamente il proprio futuro a una ristretta élite. È, soprattutto, un momento politico e culturale che merita di essere letto attraverso una lente più ampia, capace di cogliere le connessioni profonde con ciò che sta accadendo nel mondo.

In questo scenario, colpisce in modo particolare il ruolo dei giovani. Spesso descritti come disillusi o distanti dalla politica, hanno invece dimostrato una capacità di mobilitazione e una lucidità critica che smentiscono tutti gli stereotipi. La loro partecipazione al voto e il loro orientamento netto contro una riforma percepita come accentratrice di un potere invasivo e interessato, raccontano una generazione che rifiuta la deriva autoritaria e la normalizzazione della repressione. Non si tratta solo di difendere assetti istituzionali, ma di affermare un’idea di democrazia viva, partecipata, non piegata agli interessi di pochi.

Questo fermento non è isolato. In diverse parti del mondo, le manifestazioni “no kings” stanno assumendo un significato simbolico potente: il rifiuto di ogni forma di potere incontrollato, che si presenti sotto le sembianze di leadership carismatiche, oligarchie economiche o sistemi politici chiusi. È una protesta che parla lingue diverse ma condivide un messaggio comune: nessuno deve essere al di sopra del controllo democratico, nessuno può governare senza rispondere alle persone. [...] continua a leggere

in questo numero Sarajevo. La memoria che resiste| Armenia: tra spiritualità e memoria | Nowhere Matches | Hanoi – Sinfonia del Caos | La Terra nonostante tutto