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Ci sono storie che vorremmo non dover più raccontare. Eppure continuano a ripetersi, con nomi diversi, in luoghi diversi, lasciandoci ogni volta con la stessa domanda in testa: quanto ancora dovremo aspettare prima che la violenza contro le donne smetta di essere una tragedia annunciata?

Questo numero di Witness Journal è dedicato alla memoria di Lorena Isceri e a tutte le donne vittime di femminicidio e di violenza. Lorena, 45 anni, uccisa nei primi giorni di settembre dall’ex compagno dopo mesi di comportamenti aggressivi e minacce nei suoi confronti. Una delle tante, troppe storie che continuano a ripetersi ininterrotte, in un crescendo di violenza, secondo uno schema, sempre lo stesso: la paura, i tentativi di allontanamento volontario, le telefonate e i messaggi insistenti, fino all’aggressione, e alla perdita di una vita, di una donna. Una di più.

Ricordare Lorena significa innanzitutto restituirle il suo nome e la sua storia, significa anche interrogarsi su tutto ciò che viene prima del femminicidio: sui segnali che spesso vengono ignorati, sulle relazioni trasformate in controllo e possesso, sulle paure che le donne sono costrette a vivere e sulle responsabilità di una società che ancora fatica a riconoscere la violenza di genere come un problema strutturale.

I numeri sono impietosi. Secondo le stime più recenti di UN Women e UNODC, nel 2024 circa 50.000 donne e ragazze sono state uccise nel mondo da partner intimi o altri familiari, al ritmo di una ogni dieci minuti. Una danza macabra che non comincia mai dall’omicidio, ma si consuma lenta, costante e inesorabile. Una tortura quotidiana, sommessa, che si nutre di violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica. [...] continua su WitnessJournal