image2[ndr] Riporto, un interessante articolo di Michele Smargiassi, su molte cose siamo d'accordo su altre non so, penso che come critico d'arte, immagine e fotografia sia bene ascoltarlo criticamente. Per chi volesse approfondire http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/author/smargiassi_1-22/

(Avviso ai naviganti: questo è un articolo polemico e idiosincratico, direi anzi che è un articolo idiota, da ἰδιώτης, ossia personale, privato, riferito a se stesso. Dunque chi prevede di arrabbiarsi lggendolo, lo salti, e passi al successivo).

La “giovane fotografia d’arte”, guai a chi la tocca. Per aver espresso un suo parere personale, anzi un suo disinteresse personale verso certi fotografi contemporanei che ”copiano quello che hanno fatto i pittori con cinquanta, cento, anni di ritardo”, Gianni Berengo Gardin è stato recentemente descritto su un blog di critica d’arte più o meno come un facilone, superficiale e banale, un fotografo rigido, annoiato e stanco, vittima di un senso di inferiorità e attento a “marcare il suo territorio”, e sfidato a sostenere le sue opinioni davanti a un “democratico” consesso di “fotografi-artisti (e non), critici, galleristi, storici della fotografia e direttori di festival e musei”. Mah…

Berengo è un signore, io invece sono un “idiota”, e non ho problemi a fare esempi, senza necessità di fare nomi perché, ahinoi, non è questione di persone, ma di tendenze quasi di massa…

Eccoti dunque, o giovane artista fotografo, una lista parziale, incompleta e aggiornabile di suggerimenti per creare i tuoi prodotti, etichettandoli come fotografia d’arte, in modo che sicuramente non piacciano a me, ma piacciano a molti.

Parti per una profonda emotiva commovente indagine sul tuo vissuto, fotografa tutti gli oggetti della tua esistenza, non ti chiedere perché a qualcuno dovrebbe fregargliene qualcosa di come vivi il tuo vissuto, sei un artista! Il tuo vissuto è universale! Parti con la tazza incrostata del tuo gabinetto, prosegui col tuo spazzolino da denti spelacchiato. Anche i tampax usati possono andare. Non avere limiti né pudori.

Donne nude. Non si sbaglia mai. Mica roba porno, eh. Erotismo sublimato. Mettici specchi (molto simbolici), ottimo un crocifisso, molte corde, macchie di incerta provenienza, magari sangue, così si capisce che le tue foto non servono ai ragazzini per farsi le pippe. Se poi ti inventi uno pseudonimo giapponese, hai fatto bingo.