da [ http://maledettifotografi.it/interviste/francesco-cito/ ] un' intervista a Francesco Cito molto interessante.

intervista di Enrico Ratto

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Francesco Cito, qualche anno fa a Perpignan Don McCullin ha detto noi reporter di guerra abbiamo fallito, non siamo riusciti a cambiare niente.

Non è vero. Forse è così nel presente, ma nel passato il fotogiornalismo ha avuto una sua forte valenza. La strage di Mỹ Lai in Vietnam è stata conosciuta dall’opinione pubblica americana grazie al lavoro dei fotogiornalisti. Ma anche Eugene Smith, con il suo lavoro su Minamata, ha portato alla luce i versamenti inquinanti nelle acque di quei territori. Ci sono decine di esempi.
Probabilmente il fotogiornalismo è diventato ininfluente oggi perché si è smesso di fare informazione. Non ci sono più i contenitori, ma i fotogiornalisti continuano ad esserci. È come se oggi noi fotografassimo storie che non trovano poi spazio sui giornali.

Manca il committente?

Chi ha fallito è l’editoria, non il fotogiornalismo.

L’editoria in generale o l’editoria italiana?

L’editoria italiana non ha mai avuto voce in capitolo. In Italia la figura del fotografo non è mai stata considerata, quando andavo in giro con un giornalista, io ero il suo fotografo, non ero un fotogiornalista.

Oggi però i fotogiornalisti italiani sono tra i più interessanti al mondo.

Sì, ma non esiste una scuola italiana. Non sono stati i giornali italiani a formare questi fotogiornalisti. L’unica scuola di fotogiornalisti italiani è stata quella dei paparazzi a Roma, per quanto fosse una cronaca leggera è stata l’unica vera scuola di fotogiornalismo italiano. I fotogiornalisti italiani non si sono formati in Italia. Io mi sono formato in Inghilterra, Romano Cagnoni si è formato in Inghilterra, Paolo Pellegrin e Alex Majoli negli Stati Uniti, e così via.

Siamo a Pietrasanta e hai appena inaugurato la tua mostra a Seravezza Fotografia. I fotoreporter espongono i loro lavori più completi nelle mostre anziché pubblicarli sui giornali.