Il re è nudo

La recente vittoria dei “NO” al referendum costituzionale rappresenta molto più di un semplice esito elettorale: è il segnale chiaro di una società che fortunatamente non intende rinunciare alla propria voce, né delegare passivamente il proprio futuro a una ristretta élite. È, soprattutto, un momento politico e culturale che merita di essere letto attraverso una lente più ampia, capace di cogliere le connessioni profonde con ciò che sta accadendo nel mondo.

In questo scenario, colpisce in modo particolare il ruolo dei giovani. Spesso descritti come disillusi o distanti dalla politica, hanno invece dimostrato una capacità di mobilitazione e una lucidità critica che smentiscono tutti gli stereotipi. La loro partecipazione al voto e il loro orientamento netto contro una riforma percepita come accentratrice di un potere invasivo e interessato, raccontano una generazione che rifiuta la deriva autoritaria e la normalizzazione della repressione. Non si tratta solo di difendere assetti istituzionali, ma di affermare un’idea di democrazia viva, partecipata, non piegata agli interessi di pochi.

Questo fermento non è isolato. In diverse parti del mondo, le manifestazioni “no kings” stanno assumendo un significato simbolico potente: il rifiuto di ogni forma di potere incontrollato, che si presenti sotto le sembianze di leadership carismatiche, oligarchie economiche o sistemi politici chiusi. È una protesta che parla lingue diverse ma condivide un messaggio comune: nessuno deve essere al di sopra del controllo democratico, nessuno può governare senza rispondere alle persone. [...] continua a leggere

in questo numero Sarajevo. La memoria che resiste| Armenia: tra spiritualità e memoria | Nowhere Matches | Hanoi – Sinfonia del Caos | La Terra nonostante tutto

wj162

“Taranto non è soltanto una città; è un paradigma. Nel 2022, le Nazioni Unite l’hanno ufficialmente inserita tra le *zone di sacrificio* globali, quei luoghi dove la salute umana e l’integrità ambientale vengono sistematicamente obliterate in nome di un presunto interesse strategico nazionale.” Così esordisce Cosimo Calabrese nello struggente servizio di apertura del nuovo numero di Witness Journal. Zone di sacrificio, a beneficio di chi? Per la seconda volta a distanza di un numero, la domanda è la stessa: fino a che punto siamo disposti a sacrificare diritti e beni comuni, naturali e non, spazi democratici e ricchezze condivise, se non la vita stessa, per gli interessi esclusivi di pochi?

Lo scorso 6 dicembre, all’età di 73 anni moriva nella sua casa di Bristol uno dei fotografi più importanti e innovativi del secolo corrente. Martin Parr ha sempre raccontato la realtà in modo ironico, pungente, dissacrante, provocatorio e ci ha lasciati con più di un interrogativo a cui rispondere. Le sue foto erano uniche per l’epoca: non ricercavano un’eleganza formale, ma sorprendevano il soggetto con la violenza di un flash quasi sbagliato. I colori super saturi strappavano con forza frammenti di realtà, dotandoli di vita propria e staccandoli dal flusso di banalità quotidiana. Fra i temi indagati: il consumismo, il turismo, la cultura di massa, il cibo spazzatura e l’estetica pubblicitaria. [---]

Continua a leggere

https://witnessjournal.com/magazines/wj148/

Era il gennaio del 2017 a Bologna, quando Witness Journal e TerzoTropico con il supporto di Arci, inauguravano la prima edizione del festival, nato per dare visibilità e spazio al lavoro di autrici e autori ancora poco conosciuti, con voci forti e inedite. Closer – Dentro il reportage il Festival di Fotografia di Fotogiornalismo, si rinnova con cadenza biennale e un programma fitto di incontri e workshop.

Fra gli obiettivi c’è innanzitutto la diffusione di una fotografia che possa essere racconto ed incontro, dialogo, inclusione, confronto e partecipazione. Conferenze, workshop, mostre collettive e letture portfolio gratuite da sempre accompagnano l’esposizione principale, mettendo a fuoco ciò che davvero conta: le storie di tutti noi. La forza umana che queste storie trasmettono ha forse ancora il potere di abbattere il muro di indifferenza che ci separa dalla realtà, nell’inferno del presente quotidiano? Closer si propone di restituire alla società una visione più autentica e accessibile del mondo, lasciando che le immagini raccontino senza filtri storie di vita, di persone, di mondi vicini e lontani. Nelle prime sei edizioni ha ospitato più di 30 mostre di autori emergenti, oltre ad incontri con fotografi di grande talento e sensibilità fotografica ed umana, fra questi Francesco Cito, Fausto Podavini, Dario De Dominicis, Paolo Marchetti e tanti altri.

Oggi, a più di sette anni di distanza da quella prima edizione, il festival è cresciuto e si è evoluto. Noi di Witness Journal, pur non essendo più tra gli organizzatori diretti, siamo entusiasti di partecipare come media partner all’edizione in mostra presso Qr Photogallery, realizzata e curata dalle associazioni TerzoTropico Aps e Tempo e Diaframma Aps e dalla Pro Loco di Budrio, in collaborazione con il Comune di Budrio e con il sostegno del Comune di Bologna.

Closer rimane un punto di riferimento per tutti coloro che credono nel potere delle storie visive. È un luogo d’incontro per fotografi, professionisti, amatori e curiosi che continuano ad esplorare un linguaggio che da quasi due secoli è parte integrante della nostra società, ma che è in continua evoluzione.

I finalisti di quest’anno presentano temi ed interrogativi urgenti e inderogabili, come la precarietà abitativa e l’impatto del cambiamento climatico sull’esistenza delle future generazioni; la crudezza della nascita nell’Africa subsahariana e il grande gioco della disumanità lungo la Rotta Balcanica; l’eterno mistero del rapporto fra uomo e fede e la poesia della ricerca nel viaggio.

Le mostre sono visitabili fino al 3 novembre 2024. Qui il programma completo del Festival.

La Redazione WJ

Witness Journal celebra il suo 150º numero! Un traguardo che racconta quasi 20 anni di passione e impegno. 150 numeri di fotogiornalismo indipendente, 1200 reportage tra persone, luoghi, sfide e speranze.

leggi Witness Journal 150

Storie di Lotta, Resistenza e Speranza

  • Ricordo di Giuseppe Pinelli, un uomo che è stato molto più di una semplice vittima. Anarchico e partigiano, ferroviere di professione, Pinelli perse la vita nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, precipitando dalla finestra della questura di Milano a soli 41 anni. 
  • Cultura del Ladakh, regione dell’Himalaya che incarna il connubio tra natura e religione. I tibetani che abitano queste terre credono che la natura non sia solo un’entità da venerare, ma una manifestazione diretta del “principio vitale” che unisce l’uomo e il mondo naturale.
  • Wallmapu, territorio ancestrale del popolo Mapuche, che si estendeva tra Cile e Argentina. Qui, il popolo Mapuche continua a lottare per il riconoscimento delle proprie terre.
  • In Italia, affrontiamo la questione demografica, con un focus sul Delta del Po.
  • Palestina,  il progetto I grant you refuge, realizzato da sei fotografi palestinesi.