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Sette consigli per il fotogiornalista perfetto

Il fotografo della Reuters Damir Sagolj ha messo a punto sette consigli per gli aspiranti fotogiornalisti.

Anticipare: se devi scattare delle foto importanti, esercitati più che puoi prima che arrivi quel momento. Perché quando il momento arriva, devi essere pronto da ogni punto di vista tecnico.
Ricerca: la storia che vuoi raccontare non comincia quando arrivi sul posto ma molto prima di partire. Bisogna documentarsi sui luoghi e pensare alle possibili storie da seguire.
Contatti: sul campo non puoi essere da solo. In un paese che non conosci o hai visitato poco, avrai bisogno di amici, traduttori, fixer. Prima o poi arriva il momento in cui avrai bisogno di queste persone.
Priorità: quando sei nel mezzo di una storia, devi sapere quali sono i tuoi obiettivi, in cosa sei bravo e su cosa vuoi concentrarti.
Pratica: devi conoscere perfettamente la tua macchina fotografica. Non importa che sia l’ultimo modello sul mercato ma che tu sappia di cosa sia capace.
Interagire: stare sul campo con altri fotografi ti permetterà di avere dei consigli preziosi e dei contatti. Non passare le serate a guardare sul computer cosa hai scattato durante la giornata. Esci con loro.
Essere invisibile: entra in scena cercando di non farti notare o perlomeno di non invadere aggressivamente la privacy di chi vuoi fotografare.

estratto da [ http://www.internazionale.it/superblog/flash/2014/09/03/sette-consigli-per-il-fotogiornalista-perfetto/ ]

 

Silvia Andretti

Una nuova fotografa e giornalista si aggiunge alla nostra community. Silvia Andretti, un amica.

silvia andretti scatti 18 20211019 1527248440

 https://photo.webzoom.it/galleria-foto/silvia-andretti-scatti

https://photo.webzoom.it/galleria-foto/silvia-andretti-vintage

Carlo Bevilacqua

Lunedì 3 novembre alle ore 11.30

Reale Albergo Delle Povere Corso Calatafimi, 217 - 90121 Palermo

The Last Wall
Una mostra fotografica e un’installazione multimediale in occasione della Settimana delle Culture che si terrà a Palermo dal 4 Novembre 2014, per ricordare, per il 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino, e del 40°anniversario della guerra tra greci e turco-ciprioti, la lacerazione di Cipro e della sua capitale Nicosia, ultimo territorio e ultima capitale europea divisi, da allora, dall’ultimo muro politico, civile e militare ancora esistente in Europa.

 

A photographic exhibition, a slideshow and a multimedia installation,
to mark,upon the anniversary of the twenty-fifth year after the fall of Berlin Wall, and the fortieth of the Cyprus Civil war, the laceration of Cyprus and its capital, Nicosia, last territory and last european divided capital by a real wall as well as a political division and military.

Fotografie di Carlo Bevilacqua - Testi Denis Curti, Fabio Mario Santopietro, Saverio Paffumi
A cura di Carlo Bevilacqua e Giulia Monroy

Reale Albergo Delle Povere - Corso Calatafimi, 217 - 90121 Palermo
Dal 4 al 22 Novembre - Orari : 9.00/13.00 – 15.00/19.00 - Chiuso nei giorni festivi
Inaugurazione 3 Novembre 2014, 11:30

https://carlobevilacqua.photoshelter.com/

https://www.macrolibrarsi.it/autori/_carlo-bevilacqua.php

https://www.collater.al/utopia-carlo-bevilacqua/

Il sale della terra - S. Salgado (2014) - Wim Wender

Olocausto

olocausto 1 20140309 1563522545

 I miei occhi hanno accompagnato due  milioni di innocenti fino alle camere a gas e sono stato testimone degli orrori dei roghi.  Ho sventrato centinaia di cadaveri per ordine di un medico nello stesso tempo geniale e folle, affinché una scienza fondata su false teorie approfittasse del campo di studio illimitato offerto da milioni di vittime inviate a morte e affinché la stessa falsa scienza trovasse la propria giustificazione.

Ho asportato brandelli di carne dai cadaveri di giovani donne sane e con essi ho preparato il nutrimento per le colture di bacilli del dottor Mengele. Ho immerso cadaveri di storpi e di nani nel cloro o li ho fatti bollire per giorni affinché, scheletri ben preparati figurassero nei musei del Terzo Reich per giustificare, davanti alle future generazioni, la necessità di distruggere un popolo. Ho sentito due volte l'ala della morte sfiorarmi, mentre ero steso a terra davanti alle armi delle compagnie incaricate delle esecuzioni sommarie. Ho detto addio ai corpi di tremila compagni morti e insanguinati, e sono rimasto l'unico custode di tremendi segreti...”

NYISZLI MIKLOS

Japan in Palermo

japan 7 20140310 1437550011 Associazione Culturale Sicilia Giappone ha realizzato una manifestazione di Arte e Cultura Giapponese con la partecipazione di 23 maestri giapponesi, provenienti da Tokyo e Kyoto, esperti in arti e cerimonie tradizionali giapponesi.La mostra fotografica di Hisashi Itoh. L’antica arte marziale dello Iaido con i maestri Tokoro,Browning e Miho Nagatsuka. Mitsuko Oyabu, maestra di Ikebana; Toshie Nishimura, maestra di Sado (cerimonia del tè) e di Kitsuke (vestizione del Kimono) Kazuko Miyaji, con le signore Setsuko Matsui, Setsuko Yoshinaga e Kazuko Kitamura. Si esibiranno anche la maestra di Shodo (calligrafia) Keiko Shimatani, la maestra di Sado (cerimonia del tè) Hiroko Nagatsuka con le signore Kuniko Tokoro e Mai Tokoro.

Geisha

japan 1 20140310 1682857657“Geisha” termine che deriva da due kanji “Gei” o arte e “Sha” persona E’ di questi giorni la notizia che la prefettura di Kyoto ha installato dei cartelli lungo le strade del quartiere di Gion dove si chiede ai turisti di avere rispetto per le Geishe. Contemporaneamente molti Ochaia (casa da the) hanno predisposto un servizio di sorveglianza per proteggere sia le Geishe ma anche i loro facoltosi clienti, e questo dopo alcuni spiacevoli episodi ai limiti del verosimile. La volgare e morbosa curiosità del turismo di massa si spinge al punto da importunare le Geiko o le più giovani Maiko strattonandole per i vestiti o inseguendole per toccare loro i capelli e capire se siano veri o una parrucca. Artiste, raffinate intrattenitrici, abili nell’arte della conversazione, esperte nella danza e nel canto le Geishe sono nel mondo moderno quasi un contrasto stridente.

La loro identità è al di là del tempo e dello spazio fisico dove operano.Nella cultura giapponese la “Geiko” è una donna icona di fascino e di raffinata sensualità al di là dei canoni di bellezza comuni. Ancora oggi uomini d’affari e politici si contendono il privilegio di potere passare una sera in un Ochaia insieme ad una Geisha. Prima della seconda guerra mondiale a Kyoto vi erano circa ottantamila Geishe oggi se ne contano circa un migliaio. Ma se per i giapponesi il rispetto nei confronti di queste donne eteree e raffinate è massimo, non si può dire lo stesso per i turisti che, attirati da romanzi e favolistiche storie, arrivano in carovane ciarlanti invadono il quartiere di Gion e iniziano un vero e proprio safari a caccia di Geishe. Il loro essere inopportuni li spinge ad entrare all’interno di abitazioni e Ochaia pur di immortalare qualcosa che credono sia messo lì in una sorta di spot turistico e non sia una realtà diversa e lontana anni luce dalla loro. Quanto sia invasivo questo comportamento è comprensibile solo facendo alcune premesse. La città di Kyoto è una delle città più raffinate del Giappone. Particolare, nel suo essere una città segreta, dove il bello non viene urlato ma solo sussurrato. All’interno delle case si trovano meravigliosi giardini ma ad un occhio superficiale l’ingresso di quelle case appare quasi disadorno e sicuramente poco interessante.

Scoprire la Kyoto segreta è un viaggio nel viaggio, una sorta di evoluzione dell’io alla ricerca del bello. Con questa premessa si capisce come un quartiere come Gion, antico, storico, dichiarato patrimonio dell’umanità e protetto dagli abitanti della città come un prezioso gioiello viene letteralmente stuprato da folle di turisti da “vacanza tutto compreso” che non conoscono nulla della storia e della cultura di questo popolo e arrivano con i loro pullman a caccia della curiosità esotica e non alla ricerca del bello.

Articolo e foto di Gianfranco Spatola

But Baxt ta Sastipè


che voi possiate essere sani e fortunati

campo rom palermo 13 20140311 1278630753Piove, è giovedì e sono le 8 del mattino a Palermo. Il campo nomadi si trova in una nicchia della Palermo bene, vicino lo Stadio delle Palme e poco distante dallo stadio di calcio.
E' immerso nella riserva di caccia reale del parco della favorita. Diversi atleti e semplici cittadini si alzano presto per allenarsi anche prima del lavoro.
Sono già stato al campo Rom per chiedere il permesso di fare qualche scatto. Ho parlato con delle donne ma è necessario parlare con i responsabile del campo.
I capi in effetti sono tre, di tre etnie differenti. La pioggia ed il mattino presto possono aiutarmi. Non ho portato apposta l'ombrello. Mi lascio bagnare.
Parlo con Beriò e Alì e ho il permesso di fare foto. Mi portano in giro e mi fanno da guida. Poi la pioggia aumenta e mi lasciano correndo sulle loro ciabattine incrociate tra pozzanghere e fango, mani in tasca stretti nelle loro giacchette luride.
Da una baracca esce musica a tutto volume che rompe il grigiore della giornata. E' Alexian Santino Spinelli, un virtuoso. Collabora con i suoi testi con l'università di Trieste dove si fanno studi sulla lingua Rom.
Manca l'acqua e le cisterne lasciate dal Comune sono vuoti a perdere ad abbellire il paesaggio. Molte donne raccolgono quella piovana con tini e bacinelle. Laveranno i panni un'altra volta.
Non ho notato servizi igienici in tutto il campo. Qui e là segni di falò ed immondizia bruciata.
Si brucia un pò di tutto. Sia se nasce un bambino, se è giorno di mestruazioni, se si parte o se si è arrivati.
All'improvviso arriva sotto una pioggia battente l'autobotte comunale. E' quasi festa.
Parlo con diverse famiglie di vari argomenti. L'assedio serale dei ratti che infestano tutto il campo, l'educazione dei figli alla scuola dove dovrebbero frequentare ma che disertano dopo poco tempo dall'iscrizione.
Perché? chiedo io. Elemosina, rispondono. Un bambino può produrre circa 200€ al giorno soltanto con l'elemosina.
Conosco famiglie di varie provenienze. Un gruppo proviene dal Kosovo, sfollati dopo la guerra e sono musulmani. Sono questi i Rom Khorak Hane; poi i Rom Dasik Hane, cristiani ortodossi-serbi e ancora i Rom musulmani montenegrini che vivono in fondo al campo.
Questa è in un'unica parola la gente zingara a Palermo. Li vedo costretti a vivere in condizioni di degrado e sporcizia. Vivono in roulotte che sembrano abbandonate su un enorme spiazzo incolto e fangoso. Tutt’intorno mucchi di spazzatura e baracche cadenti. A causa della scarsa igiene due bambini sono morti per via della meningite.
Dell'anno scorso è la notizia di una bambina morsa da un ratto. Poi catturato è stato pesato 2,5 kg.
Ho incontrato la bimba che adesso ha 3 anni e sta bene. S'è fatta fotografare con il fratellino mentre mi sorrideva sotto una pensilina al riparo dalla pioggia.
I Rom definiti nomadi, clandestini, zingari, ancora oggi sono chiamati da qualcuno “Figli del vento”, definizione che più che altro rispecchia la loro atavica tendenza a levare metaforicamente le tende quando le cose si mettono male.
Ho visto anche zingari felici ... cantava Claudio Lolli.
Abbastanza allegri di sicuro, proprio felici non direi.

di Nino Pillitteri

Oreto-Bandita

di nino pillitteri

oreto bandita 2014 1 20211016 1159165538Palermo è una città di mare dove non lo vedi quasi mai. Via Messina Marine costeggia, dopo il porto e il Foro Italico, un tratto che comprende il fiume Oreto fino al quartiere Bandita dimenticato dalle autorità sin dai tempi della seconda guerra mondiale. Dimenticato proprio non è il termine migliore per definire il fatto di essere ricordati come la prima discarica di macerie dopo la guerra, o il primo sito di carico di sabbia di mare utilizzato abusivamente durante il sacco di Palermo dalla fine degli anni '60 nel periodo in cui in una notte venivano demolite palazzine in stile Liberty ed innalzate le fondamenta per la costruzione di scheletri in cemento alleggerito per palazzoni di periferia. La sabbia veniva da lì. Poi del resto sono stato ingiusto a definirla come area abbandonata dalle autorità. E' vero prima di ogni elezione è una zona battutissima, fonte inesauribile di voti, molti di scambio è serbatoio inesauribile. Una fogna a cielo aperto praticamente il fiume Oreto che scorre dal cuore Conca d'Oro verso il mare. Bagnanti russi prendono il sole e si tuffano felici tra le onde e le macerie. Dietro la spiaggia nasce un quartiere senza nome, senza nome sono anche le strade. Le case non hanno allacci fognari in quanto non appena costruite sono state occupate illegalmente. Il tratto tra il fiume Oreto ed il quartiere Bandita è una zona difficile. Poco più in là si arriva al quartiere Brancaccio centro di organizzazione e smercio di stupefacenti e non solo. Allevamento e vivaio di giovani boss la cui età media dopo gli ultimi arresti celebri è scesa tra i 18 ed i 25 anni. Brancaccio quartiere di eroi silenziosi e martiri come Padre Puglisi. Ancora riecheggiano nell'aria le sue ultime parole serene ma non rassegnate al suo boia, Salvatore Grigoli che dopo la cattura, il pentimento e la conversione le ricorda alla stampa: “me l'aspettavo”.
Si cammina con scarponi robusti tra gli argini del fiume e sul greto inaridito. Sotto un ponte alcuni giovani smontano, fino a ridurlo ad una carcassa senza anima, un vespino bianco. Il filo dell'acceleratore penzola inerte senza più tensione da una parte. Una vena antropomorfa sradicata dal suo organismo vitale. Da sopra il ponte continuano a scorrere lenti i mezzi pesanti incuranti di ciò che accade qui sotto.
- “Sii sbirru?”
No, fotografo artistico.
Allura fanni à fotografia.
Si scambiano 4 parole sul quartiere. Non c'è illusione né amarezza. Nel frattempo continuano a smontare anche un altro motorino. Ricaveranno dalla vendita dei pezzi di ricambio forse cento euro; un paio di giorni per tirare avanti.

Gente di stazione

gente di stazione 8 20211016 1316428963Domenica mattina, una stazione qualunque, un sogno evanescente tra un fischio di treno ed un annuncio svogliato. I viaggiatori, pochi e per lo più sonnecchianti, siedono in ordine sparso sulle panchine lungo i binari. Le nove del mattino. C’è già chi si prepara con tutti i pacchi e valigie alla partenza per Milano delle 11,40. Un tale legge un giornale sdraiato su una panchina di marmo. Due innamorati colgono gli ultimi attimi di intimità prima della partenza di uno dei due che lo porterà …vicino da qui, il prossimo treno è solo un locale che non percorre più di 100 km.

La Stazione, capolinea con il resto del mondo, sporca ed affollata come sempre, dove anche l’aria pare appiccicosa. Pochi uomini trafelati, corpulenti e tarchiati, con le camicie debordanti sul basso ventre per stomaci pieni di spaghetti sugo e melanzane, non si contendono nemmeno i carrelli per il trasporto bagagli. Qualcuno corre inutilmente ad una velocità lenta, a piccoli passi, per i pantaloni troppo stretti alla vita ad accaparrarsi il primo carrello possibile.Gli emigranti ritornano a casa a Verona o Vicenza, in altre parole quelli del Palermo-Venezia delle 14,30 si portano una grande quantità di cose al loro ritorno. Cassette di bottiglie di salsa di pomidoro fatta in casa con tutti i parenti, bidoni da 25 litri d’olio delle loro terre.Quelli stessi dei carrelli, ancora una ressa di sole tre persone per salire in carrozza e occupare quanti più posti possibili.In alcuni scompartimenti di prima classe, una famiglia con bambini ben vestiti, hanno occupato con qualche rivista i due posti rimasti liberi. Tre turisti dalla faccia americana hanno fatto lo stesso in un altro scompartimento più in là.La maggior parte della gente, però, viaggia altrove. Sicuramente nelle carrozze di seconda con il sedile allungabile che di sicuro non si allunga mai e lo strapuntino sempre occupato nel corridoio. Via si parte.Si segue una casa bianca dal tetto squadrato, una palma, una nuvola. Un respingente. Un macchinista saluta con la mano.Sono ricordi di ognuno di noi a cui magari ci si lega per non lasciare del tutto fisicamente un posto da cui ci si allontana.Lasciarsi alle spalle Messina dalle panchine sul ponte della Caronte, è sempre molto emozionante. Tra Rodbyhavn e Puttgardtner è lo stesso così come a Danzen per Trelleborg o a Gallipoli sui Dardanelli. Abbandonare una terra per un’altra, una avventura ancora, ci fa sentire dei piccoli Ulisse o almeno lo crediamo per quella mezz’ora di mare.
di nino pillitteri

Tariffario Professionale

Tariffario Professionale fotografico di riferimentoTau Visual Associazione Nazionale Fotografi Professionisti * [scarica volume in pdf ]. Il volumetto, di circa 130 pagine, è in distribuzione gratuita da TAU VISUAL (per le modalità di ricevimento visitare la pagina ed eseguire la registrazione

http://www.fotografi.tv/tariffario/index.php

costituisce una utile guida per avere un'idea delle tariffe vigenti, o che dovrebbero vigere, nel settore della fotografia professionale. Pur senza dimenticare che i prezzi effettivi dipendono da numerosissime variabili legate alla realtà locale, al tipo di fotografo, di lavoro, di cliente, e così via, il tariffario di TAU VISUAL offre una chiave di lettura che è allo stesso tempo schematica (e quindi chiara) ed accurata. Si parte da un inquadramento del fotografo in un "livello", che può andare da 1 (il professionista "piccolo", operante a livello locale, senza specializzazioni e con un'attrezzatura ridotta) a 7 (Helmut Newton o equivalente), e poi si indicano delle tariffe di riferimento per ogni livello a seconda delle modalità di compenso determinate (a giornata, ad immagine, ecc.) e, soprattutto, del tipo di lavoro richiesto: fotografia matrimoniale, editoriale, pubblicitaria, o anche per Internet. Queste categorie di lavoro sono affrontate molto in dettaglio sia per quanto riguarda le tariffe di realizzazione delle immagini sia per quanto riguarda i diritti d'uso di tali immagini. Per esempio, in relazione alla pubblicazione di un'immagine su una rivista, viene suggerito quanto chiedere per la pubblicazione sulla copertina, indicando vari prezzi a seconda della diffusione e della periodicità della testata, così come vengono indicati i prezzi per la pubblicazione sulle pagine interne (foto interna, o a doppia pagina). O, riguardo ai diritti d'uso, vengono specificati i compensi da chiedere a seconda del tipo di diritto d'uso concesso, della durata di tale concessione, e così via. In definitiva un prontuario molto completo che in caso di incertezze costituisce un ottimo riferimento per un professionista che si trovi a dover svolgere un lavoro in un settore a lui relativamente nuovo e che abbia bisogno di un riferimento.

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