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WJ#151 Febbraio 2025 Witness Journal

Storie di Lotta, Resistenza e Speranza

  • Ricordo di Giuseppe Pinelli, un uomo che è stato molto più di una semplice vittima. Anarchico e partigiano, ferroviere di professione, Pinelli perse la vita nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, precipitando dalla finestra della questura di Milano a soli 41 anni. 
  • Cultura del Ladakh, regione dell’Himalaya che incarna il connubio tra natura e religione. I tibetani che abitano queste terre credono che la natura non sia solo un’entità da venerare, ma una manifestazione diretta del “principio vitale” che unisce l’uomo e il mondo naturale.
  • Wallmapu, territorio ancestrale del popolo Mapuche, che si estendeva tra Cile e Argentina. Qui, il popolo Mapuche continua a lottare per il riconoscimento delle proprie terre.
  • In Italia, affrontiamo la questione demografica, con un focus sul Delta del Po.
  • Palestina,  il progetto I grant you refuge, realizzato da sei fotografi palestinesi. 

Quando David Lynch venne in Sicilia

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Addio a David Lynch: il regista premio Oscar aveva 78 anni. Impegnato nel sociale, nel 2011 era stato ospite a Catania per presentare il suo progetto di meditazione scolastica. Tra i suoi lavori preferiti, almeno da me, The Elephant man, Una storia vera ...

Gli stupidi vedono il bello solamente nelle cose belle!

1972 Il grande Carmelo Bene che rispose con un piccato “c’è qualcosa che non va?” a un Oliviero Toscani stupefatto di vederlo trasandato mentre lo stava fotografando per Vogue. 

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Ho letto tanti commenti dopo l'annuncio della scomparsa di Oliviero Toscani. Commenti sui vari Social che non rendono onore ad Oliviero Toscani.

Gli stupidi vedono il #bello solamente nelle cose belle!
Odioso, insopportabile, spiacevole, ironico, simpatico, sgradevole, fastidioso, seccante, indisponente, malvisto, inviso, amicone, ripugnante, aggressivo, battagliero, caustico, combattivo, provocatorio, pungente, mordace , irritante, offensivo, guascone, critico, contestatore, mai dilettante o improvvisatore. In due parole Oliviero Toscani

leggi anche https://www.artapartofculture.net/2025/01/14/oliviero-toscani-ne-ha-fatte-di-tutti-i-colori/

WJ 150: un lungo viaggio di impegno e passione

Witness Journal celebra il suo 150º numero! Un traguardo che racconta quasi 20 anni di passione e impegno. 150 numeri di fotogiornalismo indipendente, 1200 reportage tra persone, luoghi, sfide e speranze.

leggi Witness Journal 150

Una settimana in Anatolia. Appunti di un diario ott/2024

da Dialoghi Mediterranei, n. 70, novembre 2024 di Nino Pillitteri
Con l’occasione di un viaggio scolastico Erasmus, progetto “Digi4girls for Equal future” che coinvolge Italia, Olanda, Romania e Turchia, siamo stati invitati con il nostro liceo scientifico, il Benedetto Croce di Palermo, a questo incontro a Gaziantep, Turchia occidentale meridionale, sul confine siriano. In effetti la base del nostro hotel è Nizip, centro agricolo di colture di cotone, olive in campi interminabili interrotte da filari di pistacchi e noci. La terra è molto fertile e non per nulla ci troviamo ad una decina di chilometri ad est dall’Eufrate. Qui a Nizip c’è un campo di accoglienza di profughi per lo più siriani ma non mi è stato possibile avvicinarmi sia per le forze di polizia ma anche per la presenza delle mie studentesse impegnate nel progetto.
La situazione qui è tranquilla ma in grande fermento. Il brusio delle strade è talvolta interrotto da convogli militari in direzione est, cioè Diyarbakır, una delle più importanti basi militari aeree e missilistiche americane in Turchia.
Siamo arrivati venerdì sera, 4 ottobre 2024 dopo il cambio aereo Palermo – Istanbul – Gaziantep e minibus per Nizip. La cittadina per nulla turistica non offre che un paio di ristorantini dove è anche difficile pagare con qualsiasi carta. Dopo un giro in centro città sabato mi sono reso conto che non c’era granché molto da vedere e mi sono ritrovato a visitare officine di riparazione avvolgimenti, accumulatori e pompe ad immersione e ho fatto un raffronto prezzi di motoseghe Stihl, tedesche, e trattori italiani Landini che qui costano meno della metà rispetto all’Italia.
Ho familiarizzato con meccanici e riparatori, ho notato i primi spostamenti di convogli militari. Certo la Farnesina prima di partire mi consigliava di non intessere discussioni politiche con i residenti per cui avrei potuto suscitare irritazioni, e soprattutto di non cercare alcool in questa regione.
Alla TV seguo telegiornali turchi sugli sviluppi dei bombardamenti israeliani a Gaza, confine libanese e periferia di Beirut. I reporter turchi sono più liberi dei nostri e mostrano una situazione dettagliata al confine libanese e israeliana.
Domenica 6 ott 2024 – Ho organizzato, con un driver, il Signor Mahmud, e minibus un tour a Gobeklitepe, forse il sito archeologico più antico, datato XI sec. a.C. Qui, dopo circa 3000 anni la città fu abbandonata, e solo dopo altri 3000 furono erette le prime Ziggurat e poi le piramidi e poi Stonhenge. La strada procede al ritorno fino a Sanliurfa o Urfà, come dicono loro, dopo avere attraversato l’Eufrate ma subito dopo iniziano i controlli di polizia militare. Tra due garitte blindate e con grosso carro armato su gomme le auto sfilano lentamente, mostrando documenti. Talvolta si viene anche perquisiti. Era stato anche così trent’anni fa quando, un amico, diretto a Nemrut Dagi, altro sito archeologico, voleva proseguire in direzione lago di Van passando per Diyarbakır. Fermato dopo un controllo è stato costretto a tornare indietro. Anche allora a causa di fermenti di guerra e minacce tra Iraq e Iran.
La sera in albergo ho chiesto di ordinare una pizza e una birra. No, la birra no, mi dicono, sono musulmani. Ribadisco che loro sono musulmani ma non io. Va bene anche una bottiglia d’acqua. Arrivata quindi la pizza, ritornano i due tipi alla reception con un sacchetto nero con delle birre doppio malto, mi fanno cenno di andare con discrezione nella stanza dietro per cenare e condividiamo tre bei boccaloni. E si parla, si parla di Israele, della situazione siriana, il Libano e della guerra russo ucraina.
Ci sono molte differenze nel mondo islamico di vedere le cose. Invasione della Russia in Ucraina è da condannare ma nel caso di Israele in Libano invece no, su questo sono d’accordo entrambi. Faccio notare che le bombe ammazzano lo stesso e ricordo i 40 mila morti a Gaza.
Martedì 8 ott 2024 – Nizip ha due istituti superiori di istruzione frequentati per il circa 45% da studenti profughi siriani. Facciamo loro una visita durante le lezioni di grammatica turca. Sorridono, ci salutano con la mano e molti di loro ci raggiungono in cortile per una foto oppure solo per chiederci: “ Where do you came from?”, “What is your name?” sono le uniche frasi ma poi la conversazione non va oltre i sorrisi, strette di mano, occhi negli occhi.
Tutta l’area geografica è stata soggetta negli ultimi anni a violenti terremoti che hanno causato migliaia di morti. La ricostruzione è stata attivata e in mezzo al nulla sorgono quartieri di palazzi non ancora intonacati e strade non asfaltate. I negozi a parte qualche supermercato riguardano vendite di cellulari ed elettrodomestici. Poco artigianato e molto mondo agricolo con punti vendita di motozappe, erpici e sementi.
Mercoledì 9 ott 2024 – Di ritorno da scuola intorno le ore 14:00 trovo questa situazione in albergo: Temperatura interna oltre i 40°, niente luce elettrica e acqua, non si può andare in bagno. Molti ospiti stavano giù nella hall, dato che vicino, a piano terra, era possibile usufruire delle toilette dove un filo d’acqua assicurava un minimo servizio. Mi ritiro nella mia stanza, apro tutte le finestre, la porta d’ingresso per creare una piccola corrente d’aria. Sul mio letto inizio un “Bartezzaghi” ma poi crollo dal sonno finché mi sveglio in un mare di sudore e sento voci degli ospiti che vengono da giù. Scendo a sentire se è stata chiamata la società elettrica. Non si sa quando verranno i tecnici. Chiedo del pannello elettrico ma mi dicono che è stato controllato, che il problema viene dal generatore che non è nell’Hotel ma fuori e a cui sono allacciate delle palazzine a schiera.
Voglio vedere il generatore e la responsabile dell’hotel mi indica subito fuori dall’edificio. Mi seguono un paio di operai iraniani che lavorano qui per una ditta di componenti meccanici. Mi accorgo subito dalla lamiera rovente che il problema è il surriscaldamento e dei fil di ferro tengono chiuse le sei grandi ante metalliche per l’accesso ai pannelli interni. Tolti i fili, apro tutto mentre i pannelli dell’alta tensione scoraggiano i tre con me che si allontanano parecchio. Abbasso tutti i grossi interruttori. Aspetto una quindicina di minuti e faccio ripartire il tutto. Ora c’è la luce e divento un piccolo eroe di carta per qualche minuto. Ma dico che se non si mettono delle ventole il problema si ripresenterà.
Giovedì 10 ott 2024 – Visita alla sindaca di Gaziantep, ingegnere chimico Fatma Şahin (AKP, Partito della Giustizia e dello Sviluppo, un partito politico conservatore turco) al suo secondo mandato. Una donna molto forte che mostra due interpreti in inglese e italiano e, dopo una presentazione sul coinvolgimento del suo programma nello sviluppo al femminile di tutta l’area e scambio doni, ci licenzia per una riunione importante. La città, due milioni di abitanti, che si sviluppa attorno ad una fortificazione ottomana in ricostruzione, a parte il museo del mosaico della vicina Zeugma ed un piccolo quartiere dal sapore antico, non mi appassiona più di tanto per le sue nuove architetture quanto per i suoi ristoranti e pasticcerie di Baklavà.
Venerdì 11 ott 2024 – Visita all’area archeologica di Zeugma, sulla riva destra del fiume, sito tra le meraviglie del mondo.
Giro in battello fino a Rumkhale tra le anse e insenature e tuffo infine liberatorio tra le tiepide e trasparenti acque dell’Eufrate che vivo con un paio di bracciate come un tuffo ancestrale nella storia remota dell’umanità e nella profondità del mio io interiore.

Leggi l'articolo completo e sfoglia le fotografie e altri articoli su Dialoghi Mediterranei

WJ#148 Ottobre 2024

https://witnessjournal.com/magazines/wj148/

Era il gennaio del 2017 a Bologna, quando Witness Journal e TerzoTropico con il supporto di Arci, inauguravano la prima edizione del festival, nato per dare visibilità e spazio al lavoro di autrici e autori ancora poco conosciuti, con voci forti e inedite. Closer – Dentro il reportage il Festival di Fotografia di Fotogiornalismo, si rinnova con cadenza biennale e un programma fitto di incontri e workshop.

Fra gli obiettivi c’è innanzitutto la diffusione di una fotografia che possa essere racconto ed incontro, dialogo, inclusione, confronto e partecipazione. Conferenze, workshop, mostre collettive e letture portfolio gratuite da sempre accompagnano l’esposizione principale, mettendo a fuoco ciò che davvero conta: le storie di tutti noi. La forza umana che queste storie trasmettono ha forse ancora il potere di abbattere il muro di indifferenza che ci separa dalla realtà, nell’inferno del presente quotidiano? Closer si propone di restituire alla società una visione più autentica e accessibile del mondo, lasciando che le immagini raccontino senza filtri storie di vita, di persone, di mondi vicini e lontani. Nelle prime sei edizioni ha ospitato più di 30 mostre di autori emergenti, oltre ad incontri con fotografi di grande talento e sensibilità fotografica ed umana, fra questi Francesco Cito, Fausto Podavini, Dario De Dominicis, Paolo Marchetti e tanti altri.

Oggi, a più di sette anni di distanza da quella prima edizione, il festival è cresciuto e si è evoluto. Noi di Witness Journal, pur non essendo più tra gli organizzatori diretti, siamo entusiasti di partecipare come media partner all’edizione in mostra presso Qr Photogallery, realizzata e curata dalle associazioni TerzoTropico Aps e Tempo e Diaframma Aps e dalla Pro Loco di Budrio, in collaborazione con il Comune di Budrio e con il sostegno del Comune di Bologna.

Closer rimane un punto di riferimento per tutti coloro che credono nel potere delle storie visive. È un luogo d’incontro per fotografi, professionisti, amatori e curiosi che continuano ad esplorare un linguaggio che da quasi due secoli è parte integrante della nostra società, ma che è in continua evoluzione.

I finalisti di quest’anno presentano temi ed interrogativi urgenti e inderogabili, come la precarietà abitativa e l’impatto del cambiamento climatico sull’esistenza delle future generazioni; la crudezza della nascita nell’Africa subsahariana e il grande gioco della disumanità lungo la Rotta Balcanica; l’eterno mistero del rapporto fra uomo e fede e la poesia della ricerca nel viaggio.

Le mostre sono visitabili fino al 3 novembre 2024. Qui il programma completo del Festival.

La Redazione WJ

Dialoghi Mediterranei n. 69

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https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/sommario-n-69/#more-81196

EDITORIALE; Stefano Allievi, Daniela Melfa, L’Italia tra demografia e migrazioni; Ewelina Berdowicz, Health and wealth. Principles of social influence and their practical implementation by Prosperity Gospel proclaimers; Aberto G. Biuso, La “Longue durée”. Sulla storiografia di Fernand Braudel e delle “Annales”; Iain Chambers, Un “Mediterraneo Nero”?; Francesca M. Corrao, Le razze non esistono ma il razzismo sì. Ricordando Danilo Dolci, Ludovico Corrao e Alberto Piazza; Fabio Dei, Antropologia e progresso; Leo Di Simone, La radice unitaria delle tre religioni abramitiche. Storia, antropologia, teologia; Antonio La Spina, Il pluralismo religioso in Italia: il caso dei rapporti tra cattolicesimo e buddismo Soka Gakkai; Vanessa Maher, Bianca Tarozzi, Hilma Granqvist (Suppu 1890 – Helsinki 1972) e le donne di Artas in Palestina; Roberta Morosini, Arcipelaghi. Dal Tirreno al Pacifico. America mediterranea e Rinascimentalismo post-coloniale, tra vigneti, Missioni, pionieri e schiavi; Gianni Palumbo, L’Utopia che non vide la Merica; Roberto Settembre, Stare nel mondo: note su tribalismo e manicheismo dogmatico come antitesi alla legge morale; Lauso Zagato, Diritti e visioni. Suggestioni di lettura.

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Memorie del sottosuolo, Nisseno (ph. Salvo Cuccia)

 

PER LA PALESTINA

Federico Costanza, Gaza e il destino di Israele; Dario Inglese, Parole in gioco e vittime sul terreno. Note sulla sacralizzazione del 7 ottobre e sull’invisibilità del massacro a Gaza; Aldo Nicosia, The interpreter of shadows for numbed consciences.

IL CENTRO IN PERIFERIA

Pietro Clemente, Continuare a pensare, continuare a sperare; Sandra Puccini, Cirese. Un lungo sodalizio scientifico e una tenace amicizia. In ricordo di Sandra Puccini; Roberta Tucci, Giovanna Marini. Canti di lotta alla Pantanella occupata (1971); Antonella Tarpino, Un nuovo alfabeto per cambiare lo sguardo sul paesaggio; Giampiero Lupatelli, Idee e suggestioni dalla montagna reggiana nella fotografia di Karim al Maktafi; Alessandro Parisi, Etnografia dei rapporti di potere: Ferrero e le nocciole della Tuscia Viterbese; Giovanni Cogoni, Giuseppe Fulghesu Tra declino e rinascita: i vigneti ‘eroici’ a Meana sardo; Michela Buonvino, Daria De Grazia, Intorno alla centesima edizione del Festival des Cerises di Sefrou: processi di patrimonializzazione, politiche agricole e immaginari translocali del fruit des Rois; Nicolò Atzori, L’intelligenza patrimoniale: etnografia storica intorno ad una cooperativa sarda; Gabriele Desiderio, Le Pro loco, il dialogo con le comunità e i progetti contro lo spopolamento; Francesco Del Casino, Che giorno è? Un giorno ad Aliano; Paolo Nardini, Ripensare lo spazio liminale: fra la terra e l’acqua; Felice Tiragallo, La vita sociale delle cose nel Medio Campidano; Massimo Pirovano, Giuseppe Panzeri, storico di comunità: alle origini del MEAB; Antonietta Di Vito, Lettera dal Molise. Rinnovabili non significa sostenibili; Rossano Pazzagli, La torsione beffarda della transizione ecologica.

Si è spento Nino Giaramidaro - 28 maggio 2024

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Se n'è andato così, Nino qui ritratto con Letizia Battaglia. Un grande amico. Uno che tracciava solchi profondi. Uno dei primi ad arrivare sui luoghi del Belice dopo il terremoto, in vespa nel 1968 e che poi rimarrà ad aiutare a scavare per settimane. Severo ma giusto. Ironico e divertente. Di quella volta che commissionò al giovane Tony Gentile diverse foto di una portaerei americana ancorata al porto di Palermo. Li oltre la nave non c'era nessuno in banchina e vista da destra o sinistra la foto era praticamente la stessa e Tony ne scattò solo una e gliela comnsegnò. Quando uscì dalla busta quell'unica foto, lui che ne aveva chieste diverse e con ufficiali e marinai e picchetti esclamò: " ma cu arrivò Cartier Bresson?"

Mi aveva coinvolto in Dialoghi Mediterranei anni fa e di tanto in tanto scrivevo un pezzo corredato di foto. L'ultimo, sul viaggio in Uzbekistan, gli era piaciuto tanto e ne aveva scritto una sua versione immaginando un ideale di Samarcanda dalla sua poltrona di casa. Poi al telefono mi diceva che ci sarebbe voluto andare con sua moglie Enza...

qui alcuni dei suoi scatti e fra questi il mio shot preferito: scatto ripreso dopo un attentato dell'ETA a Madrid. Ciao Nino e Buona Luce

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Dialoghi Mediterranei 67- 1 maggio 2024

https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/

foto di Nino Giaramidaro

EDITORIALE; Linda Armano, Dov’è il campo? Riflessioni metodologiche sull’inaccesso etnografico; Paolo Attanasio, Clima e migrazioni: un nodo scorsoio da sciogliere; Francesco Azzarello, L’incoerenza del nostro tempo, le cose e le non-cose e Caspar David Friedrich; Alberto Giovanni Biuso, Il disincanto gnostico di Camus; Michela Buonvino, Performance culturali, politiche dell’identità e sfera pubblica islamica nel Marocco contemporaneo; Marina Castiglione, Una laurea lunga una vita (e qualcosa in più); Paolo A. Cherchi, L’Impero Genovese nel “Tirant lo Blanc”; Fabio Dei, Logocentrismo critico; Luca Di Sciullo, Linee per una futura agenda di riforma delle politiche migratorie nazionali; Dario Inglese, Dai protocolli al campo. La sfida interculturale della scuola italiana; Giovanni Isgrò, Il teatro evangelizzatore dei Francescani nella Nueva Espaňa; Pietro Li Causi, Prima della “Wilderness”: le terre selvagge nel mondo greco-romano; Luca Renzi, L’Ifigenia di Goethe, il mito greco come metafora per la terra di Cutro?; Roberto Settembre, Il diritto internazionale fra storia e nuova preistoria: ragioni per un giudizio in tempo di guerre; Lauso Zagato, Quella innocente parola.

GAZA E DINTORNI Francesca M. Corrao, Da Harward Gaza è lontana. Sull’importanza del dialogo; Giovanni Gugg, L’ascolto come antidoto all’odio. Ascoltare David Grossman; Vincenzo Meale, Gaza, da tranquilla cittadina di provincia a capitale di uno “Stato-canaglia”?; Enzo Pace, Gaza: l’insostenibile leggerezza degli effetti collaterali; Elio Rindone, Gaza oggi: e ieri?

IL CENTRO IN PERIFERIA Pietro Clemente, I Cento fiori delle aree interne e le minacce della destra; Alessandro Simonicca, Aree protette, parchi e antropologi; Giuseppe Lattanzi, Nicola Martellozzo, La processione delle Torce a Sonnino: i fuochi di una tradizione viva; Costantino Cossu, Marmilla, tra scorie e spopolamento; Fabrizio Ferreri*, La forza di ogni centro sono i suoi limiti ultimi: il pensiero meridiano e il margine; Olimpia Niglio, La Comunità non abita più qui; Maddalena Burzacchi, La campagna ritrovata, transizioni e contraddizioni. Note su un convegno; Giada Cerri, Memoria e rigenerazione di un luogo di confine; Paolo Nardini, Roberto Ferretti quaranta anni dopo; Sandra Ferracuti, Collezioni matrigne. “Oggetti etnologici” in cerca di casa.

SARDEGNA/LETTURE Nicolò Atzori, L’importanza di conoscersi: l’isola alla prova di sé stessa; Giacomo Mameli, Quo vadis Sardinia? Uno sguardo aperto al futuro, contro le eterne geremiadi; Sandro Ruju, L’Isola post-industriale, fragilità e potenzialità; Andrea Francesco Zedda, Industria e storie di vita. Sull’analisi antropologica del passato industriale.

TUNISIA Lorenzo Bonazzi*, La storia di Ida, mia nonna, una donna italo-tunisina; Mohamed Challouf, Hergla e il cinema. Quello che io devo a Rossellini; Mariza D’Anna, Ritorno a Massicault. Una memoria familiare; Diletta D’Ascia, Nidhal Chatta, «le cinema avec un souffle» venuto dal deserto e dal mare; Jevan Joseph Pudota*, La tradizione afro-tunisina Stambeli: il presente e il contesto; Carmelo Russo, Siciliani di Tunisia e relazioni interreligiose (1930-1960). Dall’enfasi del mescolamento all’oblio delle conversioni all’islam.

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WJ #142 Febbraio 2024

Antifascisti a testa alta

La vicenda di Ilaria Salis, l’insegnante e attivista antifascista detenuta in attesa di giudizio in Ungheria con l’accusa di aver aggredito due militanti di estrema destra, oltre che motivo di grande angoscia per la sua famiglia, dopo mesi di oblio, è diventato prima un caso mediatico, quindi l’ennesimo terreno di scontro politico.

Naturalmente uno dei primi a sparare ad alzo zero è stato l’onnipresente Salvini, impegnato a superare a destra l’alleato Meloni ogni volta che se ne presenti l’occasione. Con le solite modalità politicamente scorrette che tanto piacciono alla parte più becera del suo elettorato, il Ministro delle infrastrutture ha messo temporaneamente in pensione il tormentone “prima gli italiani” per scaricare sulla nostra connazionale un po’ di sana propaganda sui centri sociali, perché l’ignoranza è un bene prezioso da coltivare tutti i santi giorni. Poco o nulla ha detto sull’Ungheria e sul mancato rispetto dei diritti civili del governo Orban, aggiungendo un bel “mi dispiace ma non sono affari miei” sulle condizioni di detenzione e sugli altri abusi denunciati dai media e, come se non bastasse, ha rincarato la dose con un bell’anatema sul futuro lavorativo della Salis al suo rientro in Italia.

Per screditare ulteriormente la nostra connazionale agli occhi dell’opinione pubblica e agevolarne la conseguente condanna morale, Salvini come fa spesso ha usato la tecnica delle mezze verità, ricordando un vecchio episodio, la contestazione presso un gazebo elettorale della Lega, dalla cui denuncia era scaturito un processo a carico anche della Salis poi conclusosi con una assoluzione piena.

Quanto appena scritto su Salvini non sorprende ed è tutt’altro che una novità. Il leader della Lega è un disco rotto che anche i bambini hanno imparato a memoria. Quello che stona e preoccupa è ascoltare questi discorsi, così come altri più o meno sulla stessa linea pronunciati da esponenti della maggioranza, mentre in Germania proprio in queste settimane abbiamo visto decine di migliaia di cittadini tedeschi scendere in piazza contro l’AFD, la destra vicina ai gruppi neonazisti, solo per ricordare a tutti che l’antifascismo non è negoziabile in nessun modo.

Opporsi ai totalitarismi, compresi quelli che come fantasmi, qualcuno vorrebbe riesumare dalla soffitta non è né un reato, né una colpa. Semmai una imprescindibile necessità.

La redazione Witness Journal

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