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Dialoghi Mediterranei N. 72 - 1 marzo 2025

Nelle campagne di Corleone (ph. Salvina Chetta)

EDITORIALE; Linda Armano, Note sul processo creativo tra arte e antropologia; Francesco Azzarello, Sulla violenza: una meditazione in stile libero; Alberto Giovanni Biuso, Antropologia omerica; Augusto Cavadi, Maschilità e cultura cattolica; Leo Di Simone, La malattia mortale. La coscienza cristiana al bivio della storia; Liviana Gazzetta, Una vita fatta di molte vite. La complessità della figura di Anna Kuliscioff; Nicola Grato, Le poesie studiate a scuola, “sangue in noi”; Massimo Jevolella, Treblinka. Erba, pietre e il senso profondo del silenzio abissale; Paola Laviola, From the Desert to Diplomacy: Gertrude Bell’s Role in Iraq’s Formation; Grazia Messina, Le relazioni nel vissuto migratorio. Tracce e voci di siciliani all’estero; Alessandro Perduca, Giudeo-arabo tra identità, relazione e incontro; Ninni Ravazza, Gilgamesh e i fiori di primavera. Il mare, dove tutto è per sempre; Antonio Ricci, Dalla modernità liquida alla geopolitica delle migrazioni: decifrare le sfide della mobilità nel mondo che cambia; Sergio Todesco, Angeli sopra la storia.

Dialoghi Mediterranei N. 72 - 1 marzo 2025

Witness Journal Italia - WJ:Palermo 2024


Intervista a Nino Pillitteri , streaming dal vivo Gruppi territoriali WJ:: Osservatorio Ballarò - Fotogiornalismo, Reportage, Formazione, Mostre

Osservatorio Ballarò è un gruppo di fotografi, operatori economici e sociali, psicologi e architetti che partendo dall'osservazione tracciano una linea scientifica di studio sul quartiere di Ballarò, crocevia di varie comunità e umanità; attori e promotori di una vitalità formata da diversi Licei, Scuole medie, sedi universitarie, chiese storiche e Biblioteca Comunale.
Osservatorio Ballarò si propone di:
- Contribuire alla salvaguardia, al recupero e alla valorizzazione dei punti forza del quartiere
- denunciare le carenze e le debolezze sociali e strutturali del quartiere
- migliorare la qualità della vita della comunità stessa, attivando energie e risorse e promuovendo la cultura della solidarietà, del dono, e della responsabilità sociale.
Osservatorio Ballarò e un progetto a lungo termine permanente con il contributo di:
Paolo Barbera, Nino Pillitteri, Giovanni Cerami, Toti Clemente, Salvo Cristaudo, Gregorio Bertolini, Patrizia Bognanni, Giusi Tarantino,  Nino Giaramidaro,  Zri Mario Conti e Luca Vitello.

Heart & Love - Pierre Berville ‪@AssoulinePublishing‬ credits ‪@ninopillitteri‬ pp.186-187

Premi i pollici insieme, piega le dita rimanenti e uniscile alle unghie. Sovrapponi leggermente il pollice e l'indice. Combina il simbolo di "minore" con il numero 3. Disegna un diamante, fai un semicerchio in alto a sinistra, fai un altro semicerchio in alto a destra. Queste diverse direzioni creeranno tutte il simbolo universale dell'amore, una rappresentazione anatomicamente imprecisa del cuore che è arrivato a rappresentare il centro (o cuore) dell'emozione, dell'intuizione, della sincerità: cuore spezzato, segui il tuo cuore, attraversa il mio cuore. Nel corpo, un cuore funzionante è essenziale per essere vivi. Alcuni poeti e grandi scrittori potrebbero anche sostenere che l'amore è l'unico scopo della vita. In tutte le culture e le religioni, dalla scienza all'espressione artistica, il cuore come simbolo è stato onnipresente per secoli, sia nelle pratiche antiche che nelle creazioni pop-art. Il vero amore, in tutti i tipi di relazioni, è qualcosa in cui credere. Gli stessi sentimenti mostrati nelle leggendarie storie d'amore immaginarie del cinema (pensa a Jack e Rose, Westley e Buttercup, Noah e Allie) possono essere trovati in esempi di vita reale (Jane Birkin e Serge Gainsbourg, John Lennon e Yoko Ono, JAY-Z e Beyoncé). L'amore è una fonte inesauribile di ispirazione ed è stato forse la più grande fonte di espressione creativa nella storia, sia nella moda (Moschino, Saint Laurent), nell'arte (Klimt, Leonardo, Koons) o nella poesia (E. E. Cummings, Pablo Neruda). Mentre l'amore come sentimento può non essere una cosa tangibile e visibile, le pagine di Heart & Love sono quelle che più si avvicinano a catturare questa emozione sempre sfuggente, onnicomprensiva, che cambia la vita, spesso volubile, la più importante e che consuma il mondo. ‪@ninopillitteri‬ pp 186-187 ‪@AssoulinePublishing‬ 

WJ#151 Febbraio 2025 Witness Journal

Storie di Lotta, Resistenza e Speranza

  • Ricordo di Giuseppe Pinelli, un uomo che è stato molto più di una semplice vittima. Anarchico e partigiano, ferroviere di professione, Pinelli perse la vita nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, precipitando dalla finestra della questura di Milano a soli 41 anni. 
  • Cultura del Ladakh, regione dell’Himalaya che incarna il connubio tra natura e religione. I tibetani che abitano queste terre credono che la natura non sia solo un’entità da venerare, ma una manifestazione diretta del “principio vitale” che unisce l’uomo e il mondo naturale.
  • Wallmapu, territorio ancestrale del popolo Mapuche, che si estendeva tra Cile e Argentina. Qui, il popolo Mapuche continua a lottare per il riconoscimento delle proprie terre.
  • In Italia, affrontiamo la questione demografica, con un focus sul Delta del Po.
  • Palestina,  il progetto I grant you refuge, realizzato da sei fotografi palestinesi. 

Quando David Lynch venne in Sicilia

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Addio a David Lynch: il regista premio Oscar aveva 78 anni. Impegnato nel sociale, nel 2011 era stato ospite a Catania per presentare il suo progetto di meditazione scolastica. Tra i suoi lavori preferiti, almeno da me, The Elephant man, Una storia vera ...

Gli stupidi vedono il bello solamente nelle cose belle!

1972 Il grande Carmelo Bene che rispose con un piccato “c’è qualcosa che non va?” a un Oliviero Toscani stupefatto di vederlo trasandato mentre lo stava fotografando per Vogue. 

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Ho letto tanti commenti dopo l'annuncio della scomparsa di Oliviero Toscani. Commenti sui vari Social che non rendono onore ad Oliviero Toscani.

Gli stupidi vedono il #bello solamente nelle cose belle!
Odioso, insopportabile, spiacevole, ironico, simpatico, sgradevole, fastidioso, seccante, indisponente, malvisto, inviso, amicone, ripugnante, aggressivo, battagliero, caustico, combattivo, provocatorio, pungente, mordace , irritante, offensivo, guascone, critico, contestatore, mai dilettante o improvvisatore. In due parole Oliviero Toscani

leggi anche https://www.artapartofculture.net/2025/01/14/oliviero-toscani-ne-ha-fatte-di-tutti-i-colori/

WJ 150: un lungo viaggio di impegno e passione

Witness Journal celebra il suo 150º numero! Un traguardo che racconta quasi 20 anni di passione e impegno. 150 numeri di fotogiornalismo indipendente, 1200 reportage tra persone, luoghi, sfide e speranze.

leggi Witness Journal 150

Una settimana in Anatolia. Appunti di un diario ott/2024

da Dialoghi Mediterranei, n. 70, novembre 2024 di Nino Pillitteri
Con l’occasione di un viaggio scolastico Erasmus, progetto “Digi4girls for Equal future” che coinvolge Italia, Olanda, Romania e Turchia, siamo stati invitati con il nostro liceo scientifico, il Benedetto Croce di Palermo, a questo incontro a Gaziantep, Turchia occidentale meridionale, sul confine siriano. In effetti la base del nostro hotel è Nizip, centro agricolo di colture di cotone, olive in campi interminabili interrotte da filari di pistacchi e noci. La terra è molto fertile e non per nulla ci troviamo ad una decina di chilometri ad est dall’Eufrate. Qui a Nizip c’è un campo di accoglienza di profughi per lo più siriani ma non mi è stato possibile avvicinarmi sia per le forze di polizia ma anche per la presenza delle mie studentesse impegnate nel progetto.
La situazione qui è tranquilla ma in grande fermento. Il brusio delle strade è talvolta interrotto da convogli militari in direzione est, cioè Diyarbakır, una delle più importanti basi militari aeree e missilistiche americane in Turchia.
Siamo arrivati venerdì sera, 4 ottobre 2024 dopo il cambio aereo Palermo – Istanbul – Gaziantep e minibus per Nizip. La cittadina per nulla turistica non offre che un paio di ristorantini dove è anche difficile pagare con qualsiasi carta. Dopo un giro in centro città sabato mi sono reso conto che non c’era granché molto da vedere e mi sono ritrovato a visitare officine di riparazione avvolgimenti, accumulatori e pompe ad immersione e ho fatto un raffronto prezzi di motoseghe Stihl, tedesche, e trattori italiani Landini che qui costano meno della metà rispetto all’Italia.
Ho familiarizzato con meccanici e riparatori, ho notato i primi spostamenti di convogli militari. Certo la Farnesina prima di partire mi consigliava di non intessere discussioni politiche con i residenti per cui avrei potuto suscitare irritazioni, e soprattutto di non cercare alcool in questa regione.
Alla TV seguo telegiornali turchi sugli sviluppi dei bombardamenti israeliani a Gaza, confine libanese e periferia di Beirut. I reporter turchi sono più liberi dei nostri e mostrano una situazione dettagliata al confine libanese e israeliana.
Domenica 6 ott 2024 – Ho organizzato, con un driver, il Signor Mahmud, e minibus un tour a Gobeklitepe, forse il sito archeologico più antico, datato XI sec. a.C. Qui, dopo circa 3000 anni la città fu abbandonata, e solo dopo altri 3000 furono erette le prime Ziggurat e poi le piramidi e poi Stonhenge. La strada procede al ritorno fino a Sanliurfa o Urfà, come dicono loro, dopo avere attraversato l’Eufrate ma subito dopo iniziano i controlli di polizia militare. Tra due garitte blindate e con grosso carro armato su gomme le auto sfilano lentamente, mostrando documenti. Talvolta si viene anche perquisiti. Era stato anche così trent’anni fa quando, un amico, diretto a Nemrut Dagi, altro sito archeologico, voleva proseguire in direzione lago di Van passando per Diyarbakır. Fermato dopo un controllo è stato costretto a tornare indietro. Anche allora a causa di fermenti di guerra e minacce tra Iraq e Iran.
La sera in albergo ho chiesto di ordinare una pizza e una birra. No, la birra no, mi dicono, sono musulmani. Ribadisco che loro sono musulmani ma non io. Va bene anche una bottiglia d’acqua. Arrivata quindi la pizza, ritornano i due tipi alla reception con un sacchetto nero con delle birre doppio malto, mi fanno cenno di andare con discrezione nella stanza dietro per cenare e condividiamo tre bei boccaloni. E si parla, si parla di Israele, della situazione siriana, il Libano e della guerra russo ucraina.
Ci sono molte differenze nel mondo islamico di vedere le cose. Invasione della Russia in Ucraina è da condannare ma nel caso di Israele in Libano invece no, su questo sono d’accordo entrambi. Faccio notare che le bombe ammazzano lo stesso e ricordo i 40 mila morti a Gaza.
Martedì 8 ott 2024 – Nizip ha due istituti superiori di istruzione frequentati per il circa 45% da studenti profughi siriani. Facciamo loro una visita durante le lezioni di grammatica turca. Sorridono, ci salutano con la mano e molti di loro ci raggiungono in cortile per una foto oppure solo per chiederci: “ Where do you came from?”, “What is your name?” sono le uniche frasi ma poi la conversazione non va oltre i sorrisi, strette di mano, occhi negli occhi.
Tutta l’area geografica è stata soggetta negli ultimi anni a violenti terremoti che hanno causato migliaia di morti. La ricostruzione è stata attivata e in mezzo al nulla sorgono quartieri di palazzi non ancora intonacati e strade non asfaltate. I negozi a parte qualche supermercato riguardano vendite di cellulari ed elettrodomestici. Poco artigianato e molto mondo agricolo con punti vendita di motozappe, erpici e sementi.
Mercoledì 9 ott 2024 – Di ritorno da scuola intorno le ore 14:00 trovo questa situazione in albergo: Temperatura interna oltre i 40°, niente luce elettrica e acqua, non si può andare in bagno. Molti ospiti stavano giù nella hall, dato che vicino, a piano terra, era possibile usufruire delle toilette dove un filo d’acqua assicurava un minimo servizio. Mi ritiro nella mia stanza, apro tutte le finestre, la porta d’ingresso per creare una piccola corrente d’aria. Sul mio letto inizio un “Bartezzaghi” ma poi crollo dal sonno finché mi sveglio in un mare di sudore e sento voci degli ospiti che vengono da giù. Scendo a sentire se è stata chiamata la società elettrica. Non si sa quando verranno i tecnici. Chiedo del pannello elettrico ma mi dicono che è stato controllato, che il problema viene dal generatore che non è nell’Hotel ma fuori e a cui sono allacciate delle palazzine a schiera.
Voglio vedere il generatore e la responsabile dell’hotel mi indica subito fuori dall’edificio. Mi seguono un paio di operai iraniani che lavorano qui per una ditta di componenti meccanici. Mi accorgo subito dalla lamiera rovente che il problema è il surriscaldamento e dei fil di ferro tengono chiuse le sei grandi ante metalliche per l’accesso ai pannelli interni. Tolti i fili, apro tutto mentre i pannelli dell’alta tensione scoraggiano i tre con me che si allontanano parecchio. Abbasso tutti i grossi interruttori. Aspetto una quindicina di minuti e faccio ripartire il tutto. Ora c’è la luce e divento un piccolo eroe di carta per qualche minuto. Ma dico che se non si mettono delle ventole il problema si ripresenterà.
Giovedì 10 ott 2024 – Visita alla sindaca di Gaziantep, ingegnere chimico Fatma Şahin (AKP, Partito della Giustizia e dello Sviluppo, un partito politico conservatore turco) al suo secondo mandato. Una donna molto forte che mostra due interpreti in inglese e italiano e, dopo una presentazione sul coinvolgimento del suo programma nello sviluppo al femminile di tutta l’area e scambio doni, ci licenzia per una riunione importante. La città, due milioni di abitanti, che si sviluppa attorno ad una fortificazione ottomana in ricostruzione, a parte il museo del mosaico della vicina Zeugma ed un piccolo quartiere dal sapore antico, non mi appassiona più di tanto per le sue nuove architetture quanto per i suoi ristoranti e pasticcerie di Baklavà.
Venerdì 11 ott 2024 – Visita all’area archeologica di Zeugma, sulla riva destra del fiume, sito tra le meraviglie del mondo.
Giro in battello fino a Rumkhale tra le anse e insenature e tuffo infine liberatorio tra le tiepide e trasparenti acque dell’Eufrate che vivo con un paio di bracciate come un tuffo ancestrale nella storia remota dell’umanità e nella profondità del mio io interiore.

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WJ#148 Ottobre 2024

https://witnessjournal.com/magazines/wj148/

Era il gennaio del 2017 a Bologna, quando Witness Journal e TerzoTropico con il supporto di Arci, inauguravano la prima edizione del festival, nato per dare visibilità e spazio al lavoro di autrici e autori ancora poco conosciuti, con voci forti e inedite. Closer – Dentro il reportage il Festival di Fotografia di Fotogiornalismo, si rinnova con cadenza biennale e un programma fitto di incontri e workshop.

Fra gli obiettivi c’è innanzitutto la diffusione di una fotografia che possa essere racconto ed incontro, dialogo, inclusione, confronto e partecipazione. Conferenze, workshop, mostre collettive e letture portfolio gratuite da sempre accompagnano l’esposizione principale, mettendo a fuoco ciò che davvero conta: le storie di tutti noi. La forza umana che queste storie trasmettono ha forse ancora il potere di abbattere il muro di indifferenza che ci separa dalla realtà, nell’inferno del presente quotidiano? Closer si propone di restituire alla società una visione più autentica e accessibile del mondo, lasciando che le immagini raccontino senza filtri storie di vita, di persone, di mondi vicini e lontani. Nelle prime sei edizioni ha ospitato più di 30 mostre di autori emergenti, oltre ad incontri con fotografi di grande talento e sensibilità fotografica ed umana, fra questi Francesco Cito, Fausto Podavini, Dario De Dominicis, Paolo Marchetti e tanti altri.

Oggi, a più di sette anni di distanza da quella prima edizione, il festival è cresciuto e si è evoluto. Noi di Witness Journal, pur non essendo più tra gli organizzatori diretti, siamo entusiasti di partecipare come media partner all’edizione in mostra presso Qr Photogallery, realizzata e curata dalle associazioni TerzoTropico Aps e Tempo e Diaframma Aps e dalla Pro Loco di Budrio, in collaborazione con il Comune di Budrio e con il sostegno del Comune di Bologna.

Closer rimane un punto di riferimento per tutti coloro che credono nel potere delle storie visive. È un luogo d’incontro per fotografi, professionisti, amatori e curiosi che continuano ad esplorare un linguaggio che da quasi due secoli è parte integrante della nostra società, ma che è in continua evoluzione.

I finalisti di quest’anno presentano temi ed interrogativi urgenti e inderogabili, come la precarietà abitativa e l’impatto del cambiamento climatico sull’esistenza delle future generazioni; la crudezza della nascita nell’Africa subsahariana e il grande gioco della disumanità lungo la Rotta Balcanica; l’eterno mistero del rapporto fra uomo e fede e la poesia della ricerca nel viaggio.

Le mostre sono visitabili fino al 3 novembre 2024. Qui il programma completo del Festival.

La Redazione WJ

Dialoghi Mediterranei n. 69

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https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/sommario-n-69/#more-81196

EDITORIALE; Stefano Allievi, Daniela Melfa, L’Italia tra demografia e migrazioni; Ewelina Berdowicz, Health and wealth. Principles of social influence and their practical implementation by Prosperity Gospel proclaimers; Aberto G. Biuso, La “Longue durée”. Sulla storiografia di Fernand Braudel e delle “Annales”; Iain Chambers, Un “Mediterraneo Nero”?; Francesca M. Corrao, Le razze non esistono ma il razzismo sì. Ricordando Danilo Dolci, Ludovico Corrao e Alberto Piazza; Fabio Dei, Antropologia e progresso; Leo Di Simone, La radice unitaria delle tre religioni abramitiche. Storia, antropologia, teologia; Antonio La Spina, Il pluralismo religioso in Italia: il caso dei rapporti tra cattolicesimo e buddismo Soka Gakkai; Vanessa Maher, Bianca Tarozzi, Hilma Granqvist (Suppu 1890 – Helsinki 1972) e le donne di Artas in Palestina; Roberta Morosini, Arcipelaghi. Dal Tirreno al Pacifico. America mediterranea e Rinascimentalismo post-coloniale, tra vigneti, Missioni, pionieri e schiavi; Gianni Palumbo, L’Utopia che non vide la Merica; Roberto Settembre, Stare nel mondo: note su tribalismo e manicheismo dogmatico come antitesi alla legge morale; Lauso Zagato, Diritti e visioni. Suggestioni di lettura.

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Memorie del sottosuolo, Nisseno (ph. Salvo Cuccia)

 

PER LA PALESTINA

Federico Costanza, Gaza e il destino di Israele; Dario Inglese, Parole in gioco e vittime sul terreno. Note sulla sacralizzazione del 7 ottobre e sull’invisibilità del massacro a Gaza; Aldo Nicosia, The interpreter of shadows for numbed consciences.

IL CENTRO IN PERIFERIA

Pietro Clemente, Continuare a pensare, continuare a sperare; Sandra Puccini, Cirese. Un lungo sodalizio scientifico e una tenace amicizia. In ricordo di Sandra Puccini; Roberta Tucci, Giovanna Marini. Canti di lotta alla Pantanella occupata (1971); Antonella Tarpino, Un nuovo alfabeto per cambiare lo sguardo sul paesaggio; Giampiero Lupatelli, Idee e suggestioni dalla montagna reggiana nella fotografia di Karim al Maktafi; Alessandro Parisi, Etnografia dei rapporti di potere: Ferrero e le nocciole della Tuscia Viterbese; Giovanni Cogoni, Giuseppe Fulghesu Tra declino e rinascita: i vigneti ‘eroici’ a Meana sardo; Michela Buonvino, Daria De Grazia, Intorno alla centesima edizione del Festival des Cerises di Sefrou: processi di patrimonializzazione, politiche agricole e immaginari translocali del fruit des Rois; Nicolò Atzori, L’intelligenza patrimoniale: etnografia storica intorno ad una cooperativa sarda; Gabriele Desiderio, Le Pro loco, il dialogo con le comunità e i progetti contro lo spopolamento; Francesco Del Casino, Che giorno è? Un giorno ad Aliano; Paolo Nardini, Ripensare lo spazio liminale: fra la terra e l’acqua; Felice Tiragallo, La vita sociale delle cose nel Medio Campidano; Massimo Pirovano, Giuseppe Panzeri, storico di comunità: alle origini del MEAB; Antonietta Di Vito, Lettera dal Molise. Rinnovabili non significa sostenibili; Rossano Pazzagli, La torsione beffarda della transizione ecologica.

Si è spento Nino Giaramidaro - 28 maggio 2024

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Se n'è andato così, Nino qui ritratto con Letizia Battaglia. Un grande amico. Uno che tracciava solchi profondi. Uno dei primi ad arrivare sui luoghi del Belice dopo il terremoto, in vespa nel 1968 e che poi rimarrà ad aiutare a scavare per settimane. Severo ma giusto. Ironico e divertente. Di quella volta che commissionò al giovane Tony Gentile diverse foto di una portaerei americana ancorata al porto di Palermo. Li oltre la nave non c'era nessuno in banchina e vista da destra o sinistra la foto era praticamente la stessa e Tony ne scattò solo una e gliela comnsegnò. Quando uscì dalla busta quell'unica foto, lui che ne aveva chieste diverse e con ufficiali e marinai e picchetti esclamò: " ma cu arrivò Cartier Bresson?"

Mi aveva coinvolto in Dialoghi Mediterranei anni fa e di tanto in tanto scrivevo un pezzo corredato di foto. L'ultimo, sul viaggio in Uzbekistan, gli era piaciuto tanto e ne aveva scritto una sua versione immaginando un ideale di Samarcanda dalla sua poltrona di casa. Poi al telefono mi diceva che ci sarebbe voluto andare con sua moglie Enza...

qui alcuni dei suoi scatti e fra questi il mio shot preferito: scatto ripreso dopo un attentato dell'ETA a Madrid. Ciao Nino e Buona Luce

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