WJ#157 Settembre 2025

L’Africa al centro
Dallo scorso mese di agosto l’Unione Africana si è fatta promotrice di una campagna volta a sostituire la mappa del mondo che tutti conosciamo e studiamo sin dalle scuole elementari, con una più giusta, e forse più equa. Il video che ha rapidamente fatto il giro dei social dimostra in maniera semplice come l’Africa appaia molto più piccola di quanto sia in realtà. Creata nel XVI secolo dal cartografo fiammingo Gerhard Kremer (detto Mercator) e semplificata in 2D per la navigazione marittima, la proiezione di Mercatore riduce funzionalmente e notevolmente la dimensione dei paesi posti sull’equatore, ed è la stessa su cui si basano ancora oggi le mappe più diffuse, dagli atlanti geografici all’applicazione mobile di Google Maps. In buona sostanza sono secoli che guardiamo l’Africa (e il mondo intero) attraverso una lente super distorta. Questo è quello che denuncia la campagna “Correct The Map”, secondo cui la deformazione visiva avrebbe di fatto contribuito all’idea di un’Africa marginale, influenzando l’istruzione, i media e la posizione politica che il continente occupa nel quadro internazionale. [...] continua a leggere ...https://witnessjournal.com/magazines/wj157/
SiciliAmbiente Film Festival 14-19 Lug 2025 S. Vito lo Capo
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𝑵𝑨𝑻𝑼𝑹𝑨 𝑬 𝑨𝑴𝑩𝑰𝑬𝑵𝑻𝑬
Mostra fotografica di 𝗡𝗶𝗻𝗼 𝗣𝗶𝗹𝗹𝗶𝘁𝘁𝗲𝗿𝗶
Un percorso visivo tra paesaggi particolari della Sicilia e sguardi che interrogano la sostenibilità e l’equilibrio tra uomo e territorio.
Durante i giorni del Festival, il Giardino di Palazzo La Porta ospiterà una mostra fotografica permanente che ci invita a riflettere sul nostro rapporto con la natura e l’ambiente.
Nino Pillitteri con 𝑁𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑒 𝐴𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 ci racconta la Sicilia da angolazioni sorprendenti: mari tersi, colline selvagge, contrasti di luce e materia che rivelano la forza della natura e l’urgenza di rispettarla.
Giardino di Palazzo La Porta – San Vito Lo Capo
Dal 14 al 19 luglio 2025
Dalle 19.30 alle 00.30
Ingresso libero
La mostra porta un contributo originale attraverso l’obiettivo di un fotografo che ha fatto dell’osservazione una pratica etica oltre che estetica.
Vi aspettiamo!
WJ#155 Giugno 2025
Con il numero 155º Witness Journal torna ad esplorare la profondità di rapporto fra l’identità collettiva, la memoria storica e le sfide sociali e ambientali in corso, di cui dobbiamo e vogliamo essere sempre più protagonisti. In prima linea l’inaccettabile massacro di Gaza, davanti al quale non possiamo che unirci a gran voce al grido di pace (e giustizia) degli oltre 10.000 manifestanti che hanno sfilato tra i sentieri dell’Appennino bolognese, da Marzabotto a Monte Sole.
“Quello che sta accadendo a Gaza è un genocidio” per dirlo senza mezzi termini con le parole di Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto. A tracciare il parallelo tra la memoria della violenza subita in queste terre ottantun’anni fa e l’orrore che si sta consumando in Medio Oriente sono i numeri, sempre più mostruosi: oltre 56.000 palestinesi uccisi – per lo più civili – e più di 131.000 feriti. Tra questi, più di 15.600 sono bambini.
É questa la punta dell’iceberg di un ormai conclamato strapotere economico di pochi, “difeso” con l’industria delle armi e in apparenza destinato a non sciogliersi, nonostante i picchi di caldo da record e il riscaldamento globale che pure avanza, inesorabile e ogni giorno più tangibile. [vai al link]
SiciliAmbiente Film Festival 2025

È arrivata!
Siamo felici di svelarvi la locandina ufficiale della 17ª edizione del SiciliAmbiente Film Festival! Vi aspettiamo a San Vito Lo Capo dal 14 al 19 luglio 2025.
Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato
#SiciliAmbiente2025 #SiciliAmbienteFilmFestival #SanVitoLoCapo
Witness Journal #154 mag-giu 2025
Radici e Resistenze
Da oggi è disponibile il 154º numero di Witness Journal, un’edizione che vuole mettere al centro il tema della resistenza. C’è un filo che lega Gaza a Ballarò, l’Indonesia rurale a un piccolo paese d’Abruzzo, i tronchi millenari che si abbracciano nei riti arborei lucani ai corpi che occupano le università italiane in nome della Palestina. Una resistenza che non si esaurisce nella protesta, ma che si radica nei territori, nelle tradizioni, nei gesti quotidiani, nei sogni custoditi anche quando sembrano troppo fragili per sopravvivere.
In Student Intifada, Marioluca Bariona ci conduce dentro la devastazione sistematica dell’apparato educativo palestinese, raccontando un crimine che non è solo materiale ma culturale. Ma proprio dentro le macerie, tra le università distrutte e i professori uccisi, nasce una rete internazionale di studenti che rifiutano il silenzio: occupano, chiedono giustizia, costruiscono alternative.
A Ballarò, cuore pulsante e contraddittorio di Palermo, è nato un Osservatorio grazie alla sinergia tra fotografi, operatori economici e sociali, psicologi e architetti: un gruppo di professionisti uniti dalla volontà di mettere le proprie competenze al servizio del riscatto sociale del quartiere. In una zona segnata da povertà e dipendenze, ma attraversata da un’umanità vivace e creativa, l’Osservatorio è diventato un punto di riferimento per la comunità. Attraverso la fotografia e l’azione sociale, il quartiere si racconta, si riconosce e lentamente si ricuce. I fotografi del progetto sono: Paolo Barbera, Nino Pillitteri, Giovanni Cerami, Toti Clemente, Salvo Cristaudo, Gregorio Bertolini, Patrizia Bognanni, Giusi Tarantino, Zri Mario Conti e Luca Vitello
Con Figli di Accettura, Simona Iurlaro ci ricorda che le radici sono atti di resistenza: la festa del “Maggio di San Giuliano” con i suoi alberi che si incontrano e si fondono in un unico corpo, non è solo rito, ma narrazione collettiva di una comunità che non ha mai smesso di ritrovarsi. Anche quando il mondo cambia, anche quando il folklore rischia di diventare cartolina.
In Lady Riot Indonesia, Francesca Bolla racconta di un altro tipo di resistenza: quello delle donne contro un patriarcato che reprime la loro libertà e individualità. Eppure, nei villaggi, nei centri di formazione, nelle cucine e nelle aule, nasce una rivoluzione quotidiana, lenta, ma profonda.
E infine, con Per amore di Maria, Genny Di Filippo ci regala un piccolo poema visivo sull’intimità e la memoria. Una donna, un amore, una madre, un paese che cambia — e il bisogno di custodire tutto questo come patrimonio da tramandare. Perché anche l’amore, quando è ostinato e condiviso, è una forma di resistenza.
Concludiamo con un invito a sostenerci. Witness Journal è una rivista indipendente, senza pubblicità, e gratuita per i suoi lettori. Per garantire la qualità dei contenuti e continuare a raccontare storie che meritano di essere ascoltate, abbiamo bisogno del vostro supporto. Associandovi a noi, contribuirete a sostenere un fotogiornalismo libero, capace di raccontare la realtà con la dignità che essa merita.
La Redazione WJ
Addio a Sebastião Salgado, tra i più grandi fotografi del nostro Tempo
L'Académie des Beaux-Arts di Parigi ha annunciato la morte dell'artista franco-brasiliano che nei suoi scatti ha restituito il mondo in bianco e nero

© Sebastião Salgado/Contrasto
È morto a Parigi, all'età di 81 anni, il fotografo franco-brasiliano Sebastião Salgado. A dare la notizia, la Scuola delle Belle Arti francese, di cui era membro dal 2016: "Laurent Petitgirard, segretario perpetuo, e i membri e i corrispondenti dell'Académie des Beaux-Arts sono profondamente addolorati nell'annunciare la scomparsa, avvenuta venerdì 23 maggio all'età di 81 anni, del loro collega fotografo Sebastião Salgado (1944-2025)".

© Sebastião Salgado/Contrasto
Nato l'8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile, l'artista che con i suoi scatti ha restituito il mondo in bianco e nero, risiedeva nella capitale francese dal 1969, lasciati i confini carioca a seguito della repressione politica instaurata dalla dittatura militare che rese difficile per molti intellettuali e attivisti rimanere nel Paese. "Sebastião è stato molto più di uno dei più grandi fotografi del nostro Tempo. Insieme alla sua compagna di vita, Lélia Deluiz Wanick Salgado, ha seminato speranza dove c'era devastazione e ha fatto fiorire l'idea che il rispetto per l'ambiente sia anche un profondo gesto d'amore per l'umanità. Il suo obiettivo ha rivelato il mondo e le sue contraddizioni; la sua vita, il potere dell'azione trasformativa", ricorda l'organizzazione non governativa - Instituto Terra - fondata dallo stesso Salgado nell'aprile del 1998 con l'obiettivo di promuovere la riforestazione e la rigenerazione ambientale nel Valle del Rio Doce.

© Sebastião Salgado
Dialoghi Mediterranei N. 73 - 1 maggio 2025
EDITORIALE; Francesco Azzarello, Giona, la preferenza per il simile e l’alternativa universalista; Giulia Castellani*, Alessandro Spina, un romanziere arabo libico di lingua italiana. Per una controstoria; Benedetta Chesi, Veronica Mesina*, Sinistre, popoli e istituzioni: una riconnessione possibile; Stefania Di Giorgi, Paesi terzi, cooperazione ed esternalizzazione delle frontiere: questioni giuridiche; Leo Di Simone, Francesco “segno di contraddizione”; Stefania Donno, Identità performate: il caso delle vergini giurate; Claudio Gnoffo*, Un’inchiesta a Ouistreham: tra finzione e realtà, appartenenza e agentività individuale; Nicola Grato, Dov’è tuo fratello? Perduto a Gaza o in un sobborgo di una nostra città; Giovanni Isgrò, La scena devota in Sicilia in età aragonese (e oltre); Grazia Messina, Cosa ho imparato in Germania; Muin Masri, La memoria tra la vita e l’inganno; Karim Metref, Camus e l’Algeria di ieri e di oggi: tra politica e poetica; Stefano Montes, Contro l’Abilitazione Scientifica Nazionale (e gli antropologi disciplinarizzati); Paola Elisabetta Simeoni, La cultura “sub specie ludi”. Giocare nella contemporaneità; Sergio Todesco, Femminicidi e cuori di tenebre; Simone Valitutto, Ex voto a Roberto De Simone.
DIALOGHI
Rabeb Ben Abdennebi*, L’intertestualità nella sperimentazione linguistica di Luigi Meneghello; Rita Alù, Le vicende dell’Ill.ma Signora Suor Maria Crocifissa, al secolo Donna Vincenza Alliata; Alfredo Ancora, Ferdinando Ortiz, antropologo positivista o anche rivoluzionario? Paolo Attanasio, Lo sfruttamento della manodopera agricola in nord Italia: il caso del Friuli Venezia Giulia; Ada Bellanova, Salvare le parole per salvare un luogo: Cutusìu di Nino De Vita; Stefano Bellu*, Memoria, identità, ricostruzione: la comunità ebraica di Roma dopo la Seconda Guerra mondiale; Antonio Bica, L’altro da sé. Il demonio e la possessione maligna; Augusto Cavadi, Vita spirituale e impegno politico: un ossimoro?; Federico Costanza, Oltre il museo: restituzioni e memoria culturale; Antonino Cusumano, Per una visione laica e larga delle migrazioni; Chiara Dallavalle, Dall’Antropocene al Koinocene; Alessandro D’Amato, Ripensare l’immaginario. L’Accento tripolino dei profughi italiani; Mariza D’Anna, La mafia ante litteram; Leo Di Simone, La Pasqua della pace: della risurrezione della carne e della vita del mondo che verrà; Mila Fantinelli*, La rappresentazione degli arabi nella letteratura italiana: uno, nessuno, centomila; Antonina Ferruzza Marchetta*, Un’esperienza di Embodied Learning: la danzaterapia per le future educatrici; Anna Maria Francioni,* Le città e lo Stato sovrano populista; Alberto Genovese, Libri che parlano di libri; Aldo Gerbino, Fuochi per mutabili esistenze; Federica Giardina*, Mappare la toponomastica popolare: il progetto DATOS per un dizionario atlante dei toponimi orali in Sicilia; Masoud Hooshmandrazavi, L’antica religione orientale di Mitra: simboli, segreti, iniziazione e sua diffusione anche in Occidente; Massimo Jevolella, L’avidità radice di tutti i mali, nella cultura euromediterranea; Luigi Lombardo, I pani figurati di Pasqua negli Iblei; Ahmed Maoul, La dialettica tra il potere e la saggezza nel Libro Kalila e Dimna di Ibn al-Muqaffa’; Ivana Margarese*, La vita come palinsesto nella scrittura di Ernaux; Silvia Mazzucchelli, Un antropologo, un artista, un viaggiatore. Arturo Zavattini fotografo; Annachiara Oliva*, Tra i vicoli del Ràbato nell’antico quartiere arabo di Agrigento; Antonio Ortoleva, Un giorno a casa di Ignazio Buttitta; Antonio Pane, Dodici decurie decuriavan ad Uri. Sulle sparse membra di un ‘mostro’ di Ceriani; Maria Cristina Pantellaro, Elia Otero Santiani, Etnografía di un culto dei morti: il rituale di Tullupampay de Chongos Bajo; Alessandro Perduca, Lontano da dove? L’arabo in India fra memoria sacra e rotte globali; Amelio Pezzetta, Tradizioni del Carnevale di Lama dei Peligni; Franco Pittau, Juergen Schleider Il panorama delle lingue più studiate nel mondo: note metodologiche a partire da Ulrich Ammon; Annibale C. Raineri, Ascoltare il dolore del mondo e sentirne l’anelito di speranza; Salvatore Randisi*, L’arabo parlato dalle seconde generazioni dei tunisini a Mazara del Vallo; Ninni Ravazza, Chi ha paura di Mauro Rostagno? Canzone per un amico; Luca Renzi, Hans Küng, l’ebraismo, lo Stato “teocratico” di Israele e l’idea di un ethos mondiale per la pace; Antonio Ricci, Il viaggio di Abdoulaye dalla sartoria del villaggio alla moda siciliana. Intorno al nuovo “Rapporto Immigrazione e Imprenditoria”; Maria Russo, Vicende e drammi di tre casati siciliani o l’amaro “caso” della baronessa di Carini; Rossana Salerno*, Perché il viaggio non è mai solo uno spostamento nello spazio; Sonia Salsi*, La musica dei minatori: memorie, proteste e rivendicazioni identitarie; Mario Sarica, Messina levantina. La presenza dei Greci tra il continuum e l’unicum; Fabio Sebastiani, “La parola poetica sta nel nomadismo esistenziale non nel rispecchiamento dell’esistenza individuale”. Intervista ad Ilaria Palomba; Maria Sirago, Le spiagge dal Chiatamone a Posillipo: dalla pesca al loisir; Orietta Sorgi, Ripensare l’umanità, a Quadraro tra san Francesco e Pasolini; Salvatore Speziale, Lucio Villari (1933-2025): lo storico oltre l’Accademia; Francesca Spinola*, Il panorama religioso nella Libia contemporanea; Latifa Talbi*, Genealogia, prestigio e sacralità: gli Chorfa e la tribù Ahmar in Marocco; Mariana Vieli*, “Kalīla wa-Dimna”: analisi del sistema di accordo nella versione in poesia di Ibn al-Habbariyadi; Mariangela Vitrano*, Ripensare gli spazi attraverso il movimento femminista; Nabil Zaher*, Gli italiani in Etiopia tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
WJ#153 Aprile 2025
Da oggi è disponibile il 153º numero di Witness Journal, un’edizione dedicata alla capacità dell’umanità di affrontare e adattarsi ai cambiamenti. Il terremoto in Myanmar dello scorso 28 marzo è un esempio di come di fronte a disastri naturali, sempre più frequenti e devastanti, emerge con forza la necessità di un approccio sostenibile, sia nella costruzione degli edifici che nella gestione del territorio. Proprio a Sagaing, epicentro del recente sisma, Marco Riccioli – autore presente anche in questo numero – aveva realizzato un progetto, pubblicato nel numero 127 di Witness Journal.
Dialoghi Mediterranei N. 72 - 1 marzo 2025
Nelle campagne di Corleone (ph. Salvina Chetta)
EDITORIALE; Linda Armano, Note sul processo creativo tra arte e antropologia; Francesco Azzarello, Sulla violenza: una meditazione in stile libero; Alberto Giovanni Biuso, Antropologia omerica; Augusto Cavadi, Maschilità e cultura cattolica; Leo Di Simone, La malattia mortale. La coscienza cristiana al bivio della storia; Liviana Gazzetta, Una vita fatta di molte vite. La complessità della figura di Anna Kuliscioff; Nicola Grato, Le poesie studiate a scuola, “sangue in noi”; Massimo Jevolella, Treblinka. Erba, pietre e il senso profondo del silenzio abissale; Paola Laviola, From the Desert to Diplomacy: Gertrude Bell’s Role in Iraq’s Formation; Grazia Messina, Le relazioni nel vissuto migratorio. Tracce e voci di siciliani all’estero; Alessandro Perduca, Giudeo-arabo tra identità, relazione e incontro; Ninni Ravazza, Gilgamesh e i fiori di primavera. Il mare, dove tutto è per sempre; Antonio Ricci, Dalla modernità liquida alla geopolitica delle migrazioni: decifrare le sfide della mobilità nel mondo che cambia; Sergio Todesco, Angeli sopra la storia.
Witness Journal Italia - WJ:Palermo 2024
Intervista a Nino Pillitteri , streaming dal vivo Gruppi territoriali WJ:: Osservatorio Ballarò - Fotogiornalismo, Reportage, Formazione, Mostre
Osservatorio Ballarò è un gruppo di fotografi, operatori economici e sociali, psicologi e architetti che partendo dall'osservazione tracciano una linea scientifica di studio sul quartiere di Ballarò, crocevia di varie comunità e umanità; attori e promotori di una vitalità formata da diversi Licei, Scuole medie, sedi universitarie, chiese storiche e Biblioteca Comunale.
Osservatorio Ballarò si propone di:
- Contribuire alla salvaguardia, al recupero e alla valorizzazione dei punti forza del quartiere
- denunciare le carenze e le debolezze sociali e strutturali del quartiere
- migliorare la qualità della vita della comunità stessa, attivando energie e risorse e promuovendo la cultura della solidarietà, del dono, e della responsabilità sociale.
Osservatorio Ballarò e un progetto a lungo termine permanente con il contributo di:
Paolo Barbera, Nino Pillitteri, Giovanni Cerami, Toti Clemente, Salvo Cristaudo, Gregorio Bertolini, Patrizia Bognanni, Giusi Tarantino, Nino Giaramidaro, Zri Mario Conti e Luca Vitello.





